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Visualizzazione dei post da 2026

Non è stato facile conquistare l'ultima pagina

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  Il volto verde di Gustav Meyrink si apre in un negozio di scherzi. Fortunat Hauberrisser è un ingegnere austriaco che da tre settimane, e senza uno scopo preciso, si trova ad Amsterdam; entra nella bottega delle meraviglie di Chidher Grun e vi trova diverse bizzarrie, più o meno spiegabili. Vi trova anche alcuni libri, nonché un professore e uno zulù che confabulano in fondo a una stanza. Hauberrisser si assopisce come ipnotizzato e si sveglia convinto di aver ricevuto una rivelazione; gli si avvicina così il proprietario, un ebreo dalla pelle verde oliva che, quasi leggendogli nel pensiero, gli dice che non si impara l’essenza della magia senza saper riconoscere una bottega delle meraviglie o un libro della vita. Aggiunge poi di essere sulla terra da sempre. In questo breve spazio si condensa l’essenza del romanzo, ovvero la paccottiglia esotericizzante e la truffa ben mascherata, all’interno delle quali si possono trovare tuttavia cose vere.   La satira dell’esoteri...

Un libro sulle età delle crisi

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  Neanche Pazienza e altri racconti di Lorenzo Mucci è un libro edito da Marco Del Bucchia Editore nel 2020; otto storie su persone comuni che nella vita avrebbero forse meritato maggiore fortuna. Posto che il nome del titolo faccia riferimento ad Andrea Pazienza, vorrei scrivere di questo libro giocando con le parole. Perché la “pazienza” di quel cognome è anche una virtù che presuppone che il tempo lavori per te, che il turno prima o poi arrivi, che il sacrificio di oggi sia un investimento e non una perdita (nemmeno garantita). E invece la pazienza, quando tirata troppo per le lunghe, rischia di trasformarsi in rassegnazione, o in delusione. La “P” maiuscola però ci conduce anche al noto fumettista; è l’ultimo racconto della raccolta a fornire il titolo al libro, per quanto sia stato il primo a essere scritto, quando l’Autore si trovava nella Bologna degli anni Ottanta, tra gli studenti del DAMS abituati a mescolare arte e vita fino a confondersi con i personaggi delle storie c...

Fantascienza militare ambientata in Friuli

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Inizio questo testo con un aneddoto. Alla fine degli anni Ottanta, mio padre era un sergente dei bersaglieri le cui esercitazioni si svolgevano presso le grave del pordenonese, in quei greti bianchi e sassosi dove i fiumi Cellina e Meduna si perdono prima di ritrovarsi. Nelle intenzioni, l’obiettivo sarebbe stato di rallentare l’Armata Rossa qualora avesse deciso di invadere la Penisola scendendo dalla soglia di Gorizia. Quando ho aperto Primavera nucleare (2026) di Adriano Grazioli non sapevo ancora che sarei finito da quelle parti. Il romanzo parte da una guerra per le risorse che nel 2053 coinvolge molte nazioni del globo: Stati Uniti e Cina non si affrontano mai direttamente, ma attraverso i rispettivi proxy, tra cui gli italiani al centro di questa storia. Il fronte è dalle parti dell’Iran (nemmeno a farlo a posta!) e ad aprire la strada al grosso dell’esercito c’è il 9° reggimento assalitori. I soldati indossano corazze che sembrano armature medievali filtrate attraverso Warha...

Un insignificante reietto dell'universo

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Storia vuole che, nel 1947, il ventisettenne Isaac Asimov scrivesse un racconto lungo intitolato Grow Old with Me e non riuscisse a venderlo a nessun editore. Due anni dopo, grazie alla mediazione dell’agente e amico Frederik Pohl, la Doubleday si disse interessata, ma gli chiese un testo più lungo; nacque così nel 1950 Pebble in the Sky , il suo primo romanzo pubblicato in volume, che lasciava intravedere le cuciture del racconto. La trama origina da un incidente di laboratorio che coinvolge Joseph Schwartz, un sarto in pensione nella Chicago del secondo dopoguerra, che stava passeggiando nei pressi del dipartimento di fisica di un’università quando un guasto in un esperimento vicino lo scaraventa in un futuro decisamente remoto. La Terra in cui si ritrova è semidesertica e nessuno parla una lingua a lui comprensibile: è il nono secolo dell’Era Galattica e il pianeta è ormai un mondo periferico e radioattivo, ai margini di un Impero che conta duecento milioni di pianeti governati da ...

L'officina delle cose non finite

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  Siamo nel 1980, tre anni dopo la pubblicazione del Silmarillion , quando Christopher Tolkien riapre i cassetti del padre, ma con un approccio metodologico nuovo che conduce ai “Racconti incompiuti di Numenor e della Terra di Mezzo”. Gli Unfinished Tales sono a tutti gli effetti frammenti, con note, varianti, parentesi editoriali, differenti dimensioni dei caratteri per distinguere le parole di Tolkien padre da quelle del figlio. Questo testo si può considerare il tredicesimo volume della History of Middle-earth , o una sua premessa; un libro-non-finito con sbavature, ripensamenti e interruzioni. Personalmente, la lettura non è stata semplice in un primo momento, proprio a ragione di tale frammentarietà e per la varietà dei personaggi e delle epoche coinvolte. Tuttavia, a mano a mano che entravo nelle storie, mi sono trovato sempre più a mio agio, come se stessi leggendo avventure e cronache realmente avvenute. Come avevo già assaporato altrove (ma qui forse si nota maggiorment...

Un volume sulla grafica spaziale sovietica

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  Molti bambini sovietici crebbero in una casa dove si trovavano, impilate o rilegate, le vecchie annate di riviste come Tekhnika Molodezhi (“Tecnologia della gioventù”) o Znanie – Sila (“Sapere è potenza”), oggetti domestici per non specialisti, letti e sfogliati in ogni famiglia, che mescolavano la divulgazione scientifica alla fantascienza illustrata. È da questo archivio, nato dalle soffitte di collezionisti privati che negli anni hanno donato i propri fondi al Moscow Design Museum, che Sankova, fondatrice e direttrice del museo, ha ricavato le oltre duecentocinquanta illustrazioni del volume pubblicato da Phaidon nel 2020. La materia è organizzata in quattro sezioni tematiche che esulano dall’ordine cronologico e si suddividono per macrotemi. La prima, “Space Exploration”, raccoglie le immagini prodotte prima ancora che lo spazio fosse davvero raggiungibile; la seconda, “Cosmic Pioneers”, arriva ai cosmonauti e all’attività umana in orbita; la terza, “Future Visions”, imma...

Una distopia letteraria ungherese

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  C’è una data chiave per cominciare a parlare di questo libro, il 1970, anno in cui il neurochirurgo americano Robert White porta a termine il primo trapianto di testa della storia, innestando il capo di una scimmia sul corpo di un’altra. Il giorno dopo qualcuno fotografa l’animale, trovandolo sveglio, con occhi spalancati e stupiti che guardano il mondo da un corpo incapace di obbedirgli. Il dottor Kreutzer, lo psichiatra al centro del romanzo, conserva quell’immagine incorniciata fin dai tempi del liceo, leggendovi l’attimo in cui una coscienza torna in sé e scopre la propria impotenza. Questa idea si fa metafora e attraversa l’intera opera; gli abitanti del paese senza nome in cui la vicenda si svolge sono esattamente questo, ovvero persone sveglie ma impotenti, cucite a un corpo sociale che qualcun altro ha assemblato per loro. Krisztina Toth, nata a Budapest nel 1967, è una delle voci maggiori della letteratura ungherese contemporanea, una poetessa prima che narratrice, e c...

Sadeq Hedayat, uno scrittore iraniano dimenticato

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Un uomo scrive per la propria ombra, che la lampada a olio proietta sul muro in una forma che gli ricorda una civetta. Questo è lo spunto di un romanzo breve di Sadeq Hedayat, La civetta cieca . Il protagonista apre il proprio cuore all’ombra, per farsi conoscere da lei e per colmare il vuoto che sente dentro. Il libro si apre affermando che esistano ferite dell’anima che nessuno vede e che, nella solitudine, ci consumano lentamente, come la lebbra con la carne. Questa opera ha il gusto di una confessione wildeana, filtrata attraverso l’oscuro tormento di Poe: il dialogo con la divinità è escluso a priori, tantopiù quello con i propri simili, perciò il personaggio rimane solo con se stesso, proiettando l’oscurità al di fuori e imparando a conviverci (non ho detto “riuscendoci”). Con tali premesse, vale la pena spendere due parole sull’Autore. Sadeq Hedayat nasce a Teheran nel 1903 in una famiglia dell’aristocrazia colta; studia in Europa, tra Francia e Belgio; diviene un dandy malinc...

Raccontare la Storia sotto la lente del real maravilloso

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  Nel 1943, lo scrittore Alejo Carpentier accompagna a Haiti la compagnia teatrale dell’attore e regista Louis Jouvet. Visita le rovine di Sans-Souci, la reggia che il re nero Henri Christophe si era fatto costruire guardando Versailles, e sale alla mole ciclopica della Citadelle Laferrière, piantata sulla montagna come una nave di pietra. È una folgorazione: in quell’isola, capisce, il meraviglioso non è un procedimento letterario, un espediente d’avanguardia, bensì il pane quotidiano di una fede collettiva che ha fatto la storia, l’unica rivolta di schiavi vittoriosa dell’età moderna. Da quel viaggio nascono, sei anni dopo, El reino de este mundo (1949, ed. it. Il regno di questo mondo , Einaudi, 1990) e il prologo che lo accompagna: sono poche pagine destinate a diventare uno dei testi fondativi della letteratura latinoamericana del Novecento. È infatti nel prologo che Carpentier regola i conti con il surrealismo europeo, che aveva frequentato da vicino negli anni parigini: i...

Ho scoperto uno scrittore incredibile, Carlos Fuentes

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  Sono arrivato a Carlos Fuentes dalla porta stretta di Aura , un romanzo breve di un’ottantina di pagine gotiche. La cosa che mi rimase impressa fin da subito fu quella seconda persona singolare che si protrae per tutto il libro, quel “tu” che suona come un ordine, o un incantesimo. Uscii da lì con l’impressione di aver sfiorato qualcosa di significativo, di cui in Italia si parla poco o niente, anche tra i lettori assidui. Provenivo già dalla lettura di Pedro Páramo di Juan Ruflo (e dalla sua di “aura”): Susan Sontag lo consacrava tra i capolavori del secolo; García Márquez affermava di conoscerlo a memoria, e generazioni di scrittori lo indicano tutt’ora come libro all’origine di tanta letteratura centro e sudamericana, la pietra angolare su cui è stato costruito il resto. Eppure, dopo averlo letto e apprezzato, il contenuto non ha macerato in me, traducendosi in quella epifania di altri lettori e scrittori. Quando invece ho chiuso La morte di Artemio Cruz ho avuto quella fe...

La fantascienza come passaggio di testimone

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  Da quando i due tomi del Meridiano Mondadori dedicato a Philip K. Dick sono comparsi in libreria, la stessa veste che custodisce Saba e Thomas Mann, una porzione della nostra élite letteraria ha sentito il dovere di colmare in fretta una lacuna antica. Aprendo Ubik , magari sospinti dall’entusiasmo contagioso di Carrère, questi autori hanno concluso l’ultima pagina con una smorfia di disappunto, o di disgusto. Quel mondo non somigliava a niente di ciò che avevano imparato a chiamare “letteratura alta”, perché mancava la levigatezza, la psicologia a orologeria, il decoro e la logicità, o l’incoerenza stilisticamente accattivante. È un problema che aveva colto già Emanuele Trevi, che il Meridiano l’ha curato. Infilare Dick nella collana forse più solenne della nostra editoria, costringe a domandarsi se sia cambiato il confine di ciò che è lecito chiamare capolavoro, oppure se chi era chiamato a individuare le opere migliori si sia fatto condizionare troppo dai generi di apparten...