Una distopia letteraria ungherese
C’è una data chiave per cominciare a parlare di questo libro, il 1970, anno in cui il neurochirurgo americano Robert White porta a termine il primo trapianto di testa della storia, innestando il capo di una scimmia sul corpo di un’altra. Il giorno dopo qualcuno fotografa l’animale, trovandolo sveglio, con occhi spalancati e stupiti che guardano il mondo da un corpo incapace di obbedirgli. Il dottor Kreutzer, lo psichiatra al centro del romanzo, conserva quell’immagine incorniciata fin dai tempi del liceo, leggendovi l’attimo in cui una coscienza torna in sé e scopre la propria impotenza. Questa idea si fa metafora e attraversa l’intera opera; gli abitanti del paese senza nome in cui la vicenda si svolge sono esattamente questo, ovvero persone sveglie ma impotenti, cucite a un corpo sociale che qualcun altro ha assemblato per loro. Krisztina Toth, nata a Budapest nel 1967, è una delle voci maggiori della letteratura ungherese contemporanea, una poetessa prima che narratrice, e c...