Ho scoperto uno scrittore incredibile, Carlos Fuentes
Sono arrivato a Carlos Fuentes dalla porta stretta di Aura , un romanzo breve di un’ottantina di pagine gotiche. La cosa che mi rimase impressa fin da subito fu quella seconda persona singolare che si protrae per tutto il libro, quel “tu” che suona come un ordine, o un incantesimo. Uscii da lì con l’impressione di aver sfiorato qualcosa di significativo, di cui in Italia si parla poco o niente, anche tra i lettori assidui. Provenivo già dalla lettura di Pedro Páramo di Juan Ruflo (e dalla sua di “aura”): Susan Sontag lo consacrava tra i capolavori del secolo; García Márquez affermava di conoscerlo a memoria, e generazioni di scrittori lo indicano tutt’ora come libro all’origine di tanta letteratura centro e sudamericana, la pietra angolare su cui è stato costruito il resto. Eppure, dopo averlo letto e apprezzato, il contenuto non ha macerato in me, traducendosi in quella epifania di altri lettori e scrittori. Quando invece ho chiuso La morte di Artemio Cruz ho avuto quella fe...