Sadeq Hedayat, uno scrittore iraniano dimenticato
Un uomo scrive per la propria ombra, che la lampada a olio proietta sul muro in una forma che gli ricorda una civetta. Questo è lo spunto di un romanzo breve di Sadeq Hedayat, La civetta cieca . Il protagonista apre il proprio cuore all’ombra, per farsi conoscere da lei e per colmare il vuoto che sente dentro. Il libro si apre affermando che esistano ferite dell’anima che nessuno vede e che, nella solitudine, ci consumano lentamente, come la lebbra con la carne. Questa opera ha il gusto di una confessione wildeana, filtrata attraverso l’oscuro tormento di Poe: il dialogo con la divinità è escluso a priori, tantopiù quello con i propri simili, perciò il personaggio rimane solo con se stesso, proiettando l’oscurità al di fuori e imparando a conviverci (non ho detto “riuscendoci”). Con tali premesse, vale la pena spendere due parole sull’Autore. Sadeq Hedayat nasce a Teheran nel 1903 in una famiglia dell’aristocrazia colta; studia in Europa, tra Francia e Belgio; diviene un dandy malinc...