Che cosa diamine è Ubik?
Uno dei romanzi più sconcertanti di Philip K. Dick, Ubik
(1969) è un’opera di fantascienza atipica, che mescola suspense, filosofia e
satira in un intreccio pieno di risvolti surreali. Il lettore segue le vicende
di Joe Chip e dei suoi colleghi in un futuro prossimo distopico, restando
presto intrappolato insieme a loro in un incubo di realtà instabili e tempo che
scorre al contrario.
Dick ambienta la storia nel 1992, un futuro ravvicinato (visto
dagli anni Sessanta), in cui la società è dominata dal consumismo tecnologico e
da interessi corporativi. Due elementi fantascientifici spiccano
immediatamente: la presenza diffusa di persone con poteri psichici (telepati e
precognitivi, usati come spie industriali) e la tecnologia della mezza-vita,
che permette ai defunti di essere conservati in stato di semicoscienza per
comunicare ancora con i vivi. In questo mondo, le aziende di sicurezza psichica
impiegano “inerziali” (individui capaci di annullare i poteri ESP) per
contrastare le spie telepati assoldate dai rivali. La Runciter Associates,
guidata dall’anziano Glen Runciter, è una di queste aziende concorrenti, e si
trova a contrastare con ferocia l’organizzazione di telepati capeggiata da Ray
Hollis.
La quotidianità dipinta da Dick è caricaturale, poiché ogni
servizio è a pagamento, e persino l’apertura della porta di casa richiede
l’inserimento di monete. Questa trovata enfatizza un capitalismo esasperato, in
cui davvero tutto è monetizzato. Non a caso, ogni capitolo si apre con una
finta pubblicità di un prodotto chiamato “Ubik”, che viene di volta in volta
presentato come un bene di consumo miracoloso (un cibo, un detergente, uno
spray multiuso). È un mondo dove la pubblicità è onnipresente e i bisogni umani
vengono creati e soddisfatti da prodotti commerciali.
Con la sua proiezione, Ubik riflette molte ansie del periodo
in cui fu scritto; Dick si fece interprete della paura del conflitto nucleare,
del disagio verso una società sempre più tecnologica e spersonalizzante,
dell’interesse per gli stati alterati di coscienza tipici della controcultura
beat e psichedelica. Tutti questi stimoli, uniti a risvolti autobiografici
(l’uso di droghe, la paranoia, il senso di colpa per la morte della sorella
gemella), si intrecciano nella storia, e il risultato è un’atmosfera paranoide
di sospetto e insicurezza ontologica.
La trama si può grossomodo dividere in due parti: una prima fase da
thriller fantascientifico abbastanza lineare, e una seconda fase onirica e
deformante che sfida la logica. All’inizio conosciamo Joe Chip, tecnico al
servizio di Runciter, incaricato di testare e reclutare inerziali. Joe è un
uomo comune, cinico e indebitato, il che rende il protagonista non certo un
eroe classico. Entrano in scena anche altri personaggi chiave: Glen Runciter,
il capo carismatico ma anziano, Ella Runciter, sua moglie defunta mantenuta in
mezza-vita presso un “moratorium”, e Pat Conley, una misteriosa nuova inerziale
che possiede un potere anomalo, ovvero far regredire gli eventi nel tempo alterando
il presente.
Il catalizzatore della vicenda è un incarico che appare molto
remunerativo: un ricco uomo d’affari di nome Stanton Mick chiede a Runciter di
bonificare la sua base lunare dalla presenza di telepati nemici. Runciter,
fiutando la trappola ma attirato dal compenso, parte per il satellite insieme a
Joe, Pat e un team di altri inerziali esperti. Qui il romanzo subisce la svolta
cruciale, perché l’incontro si rivela un’imboscata orchestrata da Hollis, e
un’esplosione improvvisa uccide (almeno apparentemente) Glen Runciter.
Dopo l’attentato, Joe Chip e gli altri iniziano a sperimentare
distorsioni della realtà sempre più inquietanti, oltre a ricevere messaggi
misteriosi e improbabili da parte di Runciter. La faccenda si fa sempre più
seria, tra morti e ipotesi che contrastano le une con le altre, fino a quando
Joe riesce a parlare con una presenza di Runciter, una sorta di apparizione o
comunicazione telepatica, che gli rivela la verità dei fatti (e che vi invito a
scoprire). È allora che viene introdotto nel concreto Ubik, uno spray capace di
contrastare la decomposizione entropica. Tutto sembrerebbe finito, ma un
antagonista che non vi rivelo non si arrende. A questo punto Ubik muta ancora
una volta, “incarnandosi” in un nuovo personaggio che ha tutti gli elementi del
deus ex machina.
Di nuovo, la storia parrebbe conclusa, ma un ulteriore colpo di
scena rende il finale aperto. Basti dire che si insinua il dubbio che i ruoli
tra i vivi e i semivivi potrebbero essersi invertiti o essere fluidi. E non
aggiungo altro. A margine, appunto una cosa qui: nel nostro tempo siamo soliti
citare Matrix non appena si parla di realtà illusorie e via discorrendo,
come se Matrix fosse stato (in termini narrativi cinematografici) una
rivoluzione. Ecco, forse è in testi come Ubik che andrebbe ricercata la svolta,
con tutte le debite citazioni che ne conseguono.
Vengo così a una rapida panoramica sulle tematiche. Ubik è
essenzialmente un romanzo sulla natura della realtà e su quanto essa possa
essere ingannevole. I protagonisti scoprono presto che i loro sensi non sono
affidabili e che il mondo attorno può mutare all’improvviso. Dick richiama qui
la tradizione filosofica occidentale che va da Cartesio (il dubbio che pervade
l’esistenza del mondo esterno) fino alle riflessioni più moderne sul solipsismo
(l’idea che solo la propria mente sicuramente esiste, mentre l’esistenza altrui
è incerta).
Uno dei nuclei tematici più affascinanti del romanzo è poi la
riflessione sul confine tra vita e morte, che prende le mosse dall’idea della
semivita. Questo stato non è una paradisiaca vita ultraterrena, ma
un’estensione precaria dell’esistenza, soggetta a nuovi pericoli e vincoli. Il
romanzo suggerisce come la morte non sia un confine netto, ma un processo
graduale, in cui la coscienza potrebbe transitare anziché spegnersi
all’istante. Quella che potrebbe essere una notizia confortante (la coscienza
che sopravvive al corpo fisico) diviene in Dick uno scenario angosciante, in
cui tale coscienza è priva di una corporeità (non è più agente in senso
classico) e vulnerabile all’aggressione di entità maligne. La morte diviene
così un altro stato di realtà, altrettanto fallace e ingannevole del mondo dei
vivi, non certo uno scenario invidiabile.
Un altro discorso merita attenzione, ovvero il tema dell’entropia,
quel processo di decadimento e disordine che colpisce i sistemi nel tempo. In Ubik
l’entropia diventa tangibile quando l’universo dei personaggi comincia
letteralmente a regredire (tecnologie che si smontano in versioni antiquate,
arredamento che torna a stili di decenni precedenti, etc.). Questa trovata
narrativa mi ha davvero intrigato, creando quell’effetto inquietante che ha
fornito maggiore tensione alla vicenda. In termini simbolici, la regressione
temporale mostra la fragilità della civiltà e del progresso, con una realtà che
potrebbe sgretolarsi pezzo dopo pezzo a dispetto di ciò che consideriamo una
conquista inalienabile. L’universo in cui siamo immersi è ostile e in costante
declino; nella peggiore delle ipotesi, è persino contraffatto.
In parallelo ai temi “metafisici”, Ubik è anche una pungente
critica sociale rivolta al capitalismo dei consumi. I personaggi devono pagare
per qualsiasi servizio, dall’aprire una porta all’utilizzo dell’ascensore;
aspetto che evidenza un’estremizzazione del modello “pay-per-use”. Inoltre, le
surreali pubblicità di Ubik che aprono ogni capitolo servono a parodiare il
linguaggio seducente ma vuoto del marketing. L’espediente funge da commento
metatestuale, poiché il lettore è attratto dall’idea di Ubik come panacea
ancora prima di sapere che cosa sia realmente, proprio come un consumatore
bombardato da slogan allettanti (e ingannevoli). Così, Ubik è ovunque (come
suggerisce il nome), creato per soddisfare qualsiasi bisogno; in parallelo,
rapporti e valori umani sono ridotti a merce di scambio, per esempio con gli
inerziali e i telepati impiegati per mero desiderio di profitto.
Dick però estende il discorso da un piano che potremmo definire di
“materialismo storico” a un piano metafisico, o quantomeno simbolico. Ubik è sì
uno spray stabilizzatore, ma la sua natura quasi magica lo rende anche un
“pozzo di energia vitale”. Dopotutto è Ubik stesso a dichiararsi nelle ultime
pagine, a proclamare la propria eternità e onnipotenza. Ubik esiste prima del
tempo e della creazione del cosmo, persino prima del Logos; sembrerebbe a tutti
gli effetti un principio divino benevolo, contrapposto al male rappresentato da
uno dei personaggi che non ho (volutamente) citato.
Questo farebbe di Ubik una sorta di allegoria gnostica o
manichea mascherata da fantascienza, in cui Glen Runciter ed Ella agiscono come
profeti o intermediari, guidando e proteggendo Joe Chip. Del resto, Runciter
stesso scherza sul fatto che la scoperta della semivita abbia trasformato tutti
in teologi, perché costringe a ripensare concetti spirituali in termini
materiali. Il percorso di Joe è una ricerca di significato ultimo, ovvero una
lotta per trovare il livello più profondo della realtà. È però importante
sottolineare che Ubik non offre una soluzione teologica chiara, e che il
romanzo resta ambiguo fino all’ultima riga. Nei saggi e nelle interviste,
l’Autore stesso mantenne un atteggiamento ironico riguardo al significato di
Ubik, nell’incapacità (personale, o assoluta) di confermarne o di smentirne la
natura. Il romanzo allora inscena l’aspirazione umana a un senso nascosto e
trascendente, ma al contempo ci ammonisce sulla presenza costante del dubbio: è
proprio quando crediamo di aver trovato un ordine nella storia che nell’epilogo
compare la moneta di Joe, riaprendo le danze, per così dire.
Ubik è un romanzo di straordinaria ricchezza tematica e inventiva
narrativa. Ho trovato i primi capitoli scollegati e apparentemente inutili,
solo per scoprire nella seconda parte del libro che ogni singolo elemento
contribuiva all’edificazione di questa realtà letteraria.
Con il suo tono insieme ironico e profondamente inquieto, Ubik è un gioco di prestigio, non per prendersi gioco del lettore, ma per smontarne le più solide (e spesso superficiali) convinzioni. Quando un libro ti pone a confronto con questioni senza tempo, legate alla natura della realtà, alla funzione della coscienza e al senso ultimo dietro alle apparenze, davvero non mi viene in mente niente di meglio da leggere.

Commenti
Posta un commento
Grazie per aver visitato "La Voce d'Argento"! Condividi il tuo pensiero o lascia un commento: ogni opinione è importante e arricchisce la conversazione. Ti ricordo di rispettare le opinioni altrui e di evitare linguaggi inappropriati: i commenti sono moderati per garantire un ambiente costruttivo e piacevole. Buona lettura e grazie per il tuo contributo!