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Un insignificante reietto dell'universo

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Storia vuole che, nel 1947, il ventisettenne Isaac Asimov scrivesse un racconto lungo intitolato Grow Old with Me e non riuscisse a venderlo a nessun editore. Due anni dopo, grazie alla mediazione dell’agente e amico Frederik Pohl, la Doubleday si disse interessata, ma gli chiese un testo più lungo; nacque così nel 1950 Pebble in the Sky , il suo primo romanzo pubblicato in volume, che lasciava intravedere le cuciture del racconto. La trama origina da un incidente di laboratorio che coinvolge Joseph Schwartz, un sarto in pensione nella Chicago del secondo dopoguerra, che stava passeggiando nei pressi del dipartimento di fisica di un’università quando un guasto in un esperimento vicino lo scaraventa in un futuro decisamente remoto. La Terra in cui si ritrova è semidesertica e nessuno parla una lingua a lui comprensibile: è il nono secolo dell’Era Galattica e il pianeta è ormai un mondo periferico e radioattivo, ai margini di un Impero che conta duecento milioni di pianeti governati da ...

L'officina delle cose non finite

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  Siamo nel 1980, tre anni dopo la pubblicazione del Silmarillion , quando Christopher Tolkien riapre i cassetti del padre, ma con un approccio metodologico nuovo che conduce ai “Racconti incompiuti di Numenor e della Terra di Mezzo”. Gli Unfinished Tales sono a tutti gli effetti frammenti, con note, varianti, parentesi editoriali, differenti dimensioni dei caratteri per distinguere le parole di Tolkien padre da quelle del figlio. Questo testo si può considerare il tredicesimo volume della History of Middle-earth , o una sua premessa; un libro-non-finito con sbavature, ripensamenti e interruzioni. Personalmente, la lettura non è stata semplice in un primo momento, proprio a ragione di tale frammentarietà e per la varietà dei personaggi e delle epoche coinvolte. Tuttavia, a mano a mano che entravo nelle storie, mi sono trovato sempre più a mio agio, come se stessi leggendo avventure e cronache realmente avvenute. Come avevo già assaporato altrove (ma qui forse si nota maggiorment...

Un volume sulla grafica spaziale sovietica

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  Molti bambini sovietici crebbero in una casa dove si trovavano, impilate o rilegate, le vecchie annate di riviste come Tekhnika Molodezhi (“Tecnologia della gioventù”) o Znanie – Sila (“Sapere è potenza”), oggetti domestici per non specialisti, letti e sfogliati in ogni famiglia, che mescolavano la divulgazione scientifica alla fantascienza illustrata. È da questo archivio, nato dalle soffitte di collezionisti privati che negli anni hanno donato i propri fondi al Moscow Design Museum, che Sankova, fondatrice e direttrice del museo, ha ricavato le oltre duecentocinquanta illustrazioni del volume pubblicato da Phaidon nel 2020. La materia è organizzata in quattro sezioni tematiche che esulano dall’ordine cronologico e si suddividono per macrotemi. La prima, “Space Exploration”, raccoglie le immagini prodotte prima ancora che lo spazio fosse davvero raggiungibile; la seconda, “Cosmic Pioneers”, arriva ai cosmonauti e all’attività umana in orbita; la terza, “Future Visions”, imma...

Una distopia letteraria ungherese

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  C’è una data chiave per cominciare a parlare di questo libro, il 1970, anno in cui il neurochirurgo americano Robert White porta a termine il primo trapianto di testa della storia, innestando il capo di una scimmia sul corpo di un’altra. Il giorno dopo qualcuno fotografa l’animale, trovandolo sveglio, con occhi spalancati e stupiti che guardano il mondo da un corpo incapace di obbedirgli. Il dottor Kreutzer, lo psichiatra al centro del romanzo, conserva quell’immagine incorniciata fin dai tempi del liceo, leggendovi l’attimo in cui una coscienza torna in sé e scopre la propria impotenza. Questa idea si fa metafora e attraversa l’intera opera; gli abitanti del paese senza nome in cui la vicenda si svolge sono esattamente questo, ovvero persone sveglie ma impotenti, cucite a un corpo sociale che qualcun altro ha assemblato per loro. Krisztina Toth, nata a Budapest nel 1967, è una delle voci maggiori della letteratura ungherese contemporanea, una poetessa prima che narratrice, e c...

Sadeq Hedayat, uno scrittore iraniano dimenticato

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Un uomo scrive per la propria ombra, che la lampada a olio proietta sul muro in una forma che gli ricorda una civetta. Questo è lo spunto di un romanzo breve di Sadeq Hedayat, La civetta cieca . Il protagonista apre il proprio cuore all’ombra, per farsi conoscere da lei e per colmare il vuoto che sente dentro. Il libro si apre affermando che esistano ferite dell’anima che nessuno vede e che, nella solitudine, ci consumano lentamente, come la lebbra con la carne. Questa opera ha il gusto di una confessione wildeana, filtrata attraverso l’oscuro tormento di Poe: il dialogo con la divinità è escluso a priori, tantopiù quello con i propri simili, perciò il personaggio rimane solo con se stesso, proiettando l’oscurità al di fuori e imparando a conviverci (non ho detto “riuscendoci”). Con tali premesse, vale la pena spendere due parole sull’Autore. Sadeq Hedayat nasce a Teheran nel 1903 in una famiglia dell’aristocrazia colta; studia in Europa, tra Francia e Belgio; diviene un dandy malinc...

Raccontare la Storia sotto la lente del real maravilloso

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  Nel 1943, lo scrittore Alejo Carpentier accompagna a Haiti la compagnia teatrale dell’attore e regista Louis Jouvet. Visita le rovine di Sans-Souci, la reggia che il re nero Henri Christophe si era fatto costruire guardando Versailles, e sale alla mole ciclopica della Citadelle Laferrière, piantata sulla montagna come una nave di pietra. È una folgorazione: in quell’isola, capisce, il meraviglioso non è un procedimento letterario, un espediente d’avanguardia, bensì il pane quotidiano di una fede collettiva che ha fatto la storia, l’unica rivolta di schiavi vittoriosa dell’età moderna. Da quel viaggio nascono, sei anni dopo, El reino de este mundo (1949, ed. it. Il regno di questo mondo , Einaudi, 1990) e il prologo che lo accompagna: sono poche pagine destinate a diventare uno dei testi fondativi della letteratura latinoamericana del Novecento. È infatti nel prologo che Carpentier regola i conti con il surrealismo europeo, che aveva frequentato da vicino negli anni parigini: i...

Può un'opera essere fuori tempo massimo? "Aura" di Carlos Fuentes

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  Aura (1962) dello scrittore messicano Carlos Fuentes si apre con un annuncio sul giornale, il primo passo di un cammino che porta il protagonista a un’epifania che non avrebbe mai voluto ricevere. Il libro è un romanzo breve suddiviso in cinque capitoli; per tutto il testo, Fuentes racconta la storia in seconda persona singolare, una scelta stilistica non facile da sostenere per le circa ottanta pagine che costituiscono l’opera. A parte lo straniamento iniziale (dovuto forse a una questione di abitudine di lettura), in poche pagine sono stato catturato dalla sintassi e dal protagonista Felipe Montero, il giovane storico e squattrinato che risponde all’annuncio di una vecchia signora, Consuelo Llorente, e che si ritrova prigioniero in una casa buia nel centro di Città del Messico. Qui abita anche una ragazza misteriosa di nome Aura, nipote della vecchia. La scelta della seconda persona si traduce così in una forma di sortilegio (tema che ricorre nel libro) e non in un virtuosis...

Come invecchia certa fantascienza. L'esempio de "Il tiranno dei mondi"

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  The Stars, Like Dust (per noi: Il tiranno dei mondi , 1951) è uno dei romanzi del Ciclo dell’Impero asimoviano, il secondo in ordine di composizione e di collocazione nella trilogia. È un’opera di transizione, ancora acerba in certi punti, ma già percorsa da quelle ossessioni tematiche che avrebbero fatto di Asimov uno dei pilastri della fantascienza. La storia segue le vicende di Biron Farrill, giovane rampollo di una famiglia nobile dei Rancher, i potenti proprietari terrieri di Widemos, un pianeta agricolo sottomesso alla Tirannia, l’impero interstellare che domina la galassia con il pugno di ferro. La storia comincia in medias res, con un attentato e una fuga, e da lì si dispiega attraverso una serie di spostamenti da un mondo all’altro, in cerca di un fantomatico pianeta ribelle che potrebbe diventare il cuore della resistenza. È un romanzo d’avventura a tutti gli effetti, con la tensione tipica del thriller politico, tra tradimenti, doppiogiochismo e un finale che ribalt...

Il sub-creatore e il suo giardino. "Albero e foglia" di Tolkien

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  Comincio mettendo ordine sui contenuti di questo piccolo volume tolkieniano intitolato Albero e foglia . Si tratta della traduzione della raccolta inglese Tree and Leaf , pubblicata per la prima volta nel Regno Unito nel 1964 da George Allen & Unwin. Il contenuto però è variato nel corso del tempo. La prima edizione inglese conteneva inizialmente solo il saggio teorico On Fairy-Stories e il racconto allegorico Leaf by Niggle . La prima versione pubblicata da Rusconi nel 1976, tradotta da Francesco Saba Sardi, includeva già testi aggiuntivi rispetto all’originale, come Il fabbro di Wootton Major e il poema drammatico Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm . A partire dal 1988, le versioni inglesi e quelle italiane curate da Bompiani hanno spesso integrato al volume la poesia Mitopoeia e altri scritti, rendendo la raccolta più corposa. In altre parole, Albero e foglia nasce come progetto dello stesso Tolkien per rendere facilmente reperibili i suoi lavori più brevi...

Un viaggio nelle correnti dello spazio. Asimov e l'Impero

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  Secondo l’ordine cronologico interno suggerito da Isaac Asimov, The Currents of Space (per noi: Le correnti dello spazio , 1952) rappresenta il primo romanzo del Ciclo dell’Impero, sebbene sia l’ultimo in ordine di pubblicazione tra i romanzi che costituiscono tale ciclo. Una trilogia che precede cronologicamente le vicende dei romanzi della Fondazione e che comprende anche Il tiranno dei mondi e Paria dei cieli . La costruzione organica è però successiva alle prime intenzioni di Asimov, ed è una conseguenza delle ragioni editoriali e del desiderio tardivo dell’Autore di unificare le sue opere. Quando Asimov scrisse la trilogia tra il 1950 e il 1952, concepì i singoli volumi come storie autonome. Condividevano lo scenario di una galassia colonizzata dall’umanità, ma non vi erano legami diretti tra i personaggi o le trame. Fu solo negli anni Ottanta che Asimov decise di collegare quasi tutta la sua produzione fantascientifica in un’unica “Storia del Futuro”. In questa nuova ti...