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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Fantascienza militare ambientata in Friuli

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Inizio questo testo con un aneddoto. Alla fine degli anni Ottanta, mio padre era un sergente dei bersaglieri le cui esercitazioni si svolgevano presso le grave del pordenonese, in quei greti bianchi e sassosi dove i fiumi Cellina e Meduna si perdono prima di ritrovarsi. Nelle intenzioni, l’obiettivo sarebbe stato di rallentare l’Armata Rossa qualora avesse deciso di invadere la Penisola scendendo dalla soglia di Gorizia. Quando ho aperto Primavera nucleare (2026) di Adriano Grazioli non sapevo ancora che sarei finito da quelle parti. Il romanzo parte da una guerra per le risorse che nel 2053 coinvolge molte nazioni del globo: Stati Uniti e Cina non si affrontano mai direttamente, ma attraverso i rispettivi proxy, tra cui gli italiani al centro di questa storia. Il fronte è dalle parti dell’Iran (nemmeno a farlo a posta!) e ad aprire la strada al grosso dell’esercito c’è il 9° reggimento assalitori. I soldati indossano corazze che sembrano armature medievali filtrate attraverso Warha...

Un insignificante reietto dell'universo

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Storia vuole che, nel 1947, il ventisettenne Isaac Asimov scrivesse un racconto lungo intitolato Grow Old with Me e non riuscisse a venderlo a nessun editore. Due anni dopo, grazie alla mediazione dell’agente e amico Frederik Pohl, la Doubleday si disse interessata, ma gli chiese un testo più lungo; nacque così nel 1950 Pebble in the Sky , il suo primo romanzo pubblicato in volume, che lasciava intravedere le cuciture del racconto. La trama origina da un incidente di laboratorio che coinvolge Joseph Schwartz, un sarto in pensione nella Chicago del secondo dopoguerra, che stava passeggiando nei pressi del dipartimento di fisica di un’università quando un guasto in un esperimento vicino lo scaraventa in un futuro decisamente remoto. La Terra in cui si ritrova è semidesertica e nessuno parla una lingua a lui comprensibile: è il nono secolo dell’Era Galattica e il pianeta è ormai un mondo periferico e radioattivo, ai margini di un Impero che conta duecento milioni di pianeti governati da ...

L'officina delle cose non finite

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  Siamo nel 1980, tre anni dopo la pubblicazione del Silmarillion , quando Christopher Tolkien riapre i cassetti del padre, ma con un approccio metodologico nuovo che conduce ai “Racconti incompiuti di Numenor e della Terra di Mezzo”. Gli Unfinished Tales sono a tutti gli effetti frammenti, con note, varianti, parentesi editoriali, differenti dimensioni dei caratteri per distinguere le parole di Tolkien padre da quelle del figlio. Questo testo si può considerare il tredicesimo volume della History of Middle-earth , o una sua premessa; un libro-non-finito con sbavature, ripensamenti e interruzioni. Personalmente, la lettura non è stata semplice in un primo momento, proprio a ragione di tale frammentarietà e per la varietà dei personaggi e delle epoche coinvolte. Tuttavia, a mano a mano che entravo nelle storie, mi sono trovato sempre più a mio agio, come se stessi leggendo avventure e cronache realmente avvenute. Come avevo già assaporato altrove (ma qui forse si nota maggiorment...