Un viaggio nelle correnti dello spazio. Asimov e l'Impero
Secondo l’ordine cronologico interno
suggerito da Isaac Asimov, The Currents of Space (per noi: Le
correnti dello spazio, 1952) rappresenta il primo romanzo del Ciclo
dell’Impero, sebbene sia l’ultimo in ordine di pubblicazione tra i romanzi che
costituiscono tale ciclo. Una trilogia che precede cronologicamente le vicende
dei romanzi della Fondazione e che comprende anche Il tiranno dei mondi
e Paria dei cieli.
La costruzione organica è però successiva
alle prime intenzioni di Asimov, ed è una conseguenza delle ragioni editoriali
e del desiderio tardivo dell’Autore di unificare le sue opere. Quando Asimov
scrisse la trilogia tra il 1950 e il 1952, concepì i singoli volumi come storie
autonome. Condividevano lo scenario di una galassia colonizzata dall’umanità,
ma non vi erano legami diretti tra i personaggi o le trame. Fu solo negli anni
Ottanta che Asimov decise di collegare quasi tutta la sua produzione
fantascientifica in un’unica “Storia del Futuro”. In questa nuova timeline, il
Ciclo dell’Impero fu inserito come ponte temporale tra il Ciclo dei Robot (le
origini) e il Ciclo della Fondazione (il crollo dell’impero). Proprio perché
non pianificati insieme, i tre libri presentano alcune piccole contraddizioni
interne (come le diverse versioni sulla radioattività della Terra) che Asimov
cercò di giustificare con spiegazioni aggiuntive nei volumi successivi.
Venendo così a The Currents of Space,
questo è un romanzo politico, un testo che interroga la struttura del potere,
la legittimità del dominio e il prezzo che popoli pagano affinché altri
prosperino.
La storia prende avvio da una mossa
narrativa ormai classica, ovvero un uomo che ha perso la memoria, Rik. Egli è
stato sottoposto a una procedura di cancellazione mentale che lo ha ridotto
allo stato di bambino adulto. È aiutato da Valona, una contadina del pianeta
Florina, con una cura che oscilla tra l’affetto materno e l’istinto di
proteggere qualcosa di fragile. A mano a mano che i ricordi di Rik si
riaffacciano in frammenti, emerge che egli era un analista spaziale, e che
aveva scoperto qualcosa di cruciale riguardo al sole del sistema di Florina,
una perturbazione nelle correnti dello spazio stellare che porterà alla
distruzione del pianeta nel giro di alcuni secoli.
Questa rivelazione è il motore narrativo
del libro, ma sarebbe un errore ridurla a semplice elemento della suspense,
perché la catastrofe imminente funziona come specchio deformante che rivela la
vera natura dell’ordine politico del romanzo. Chi ha interesse a silenziare Rik
e perché?
Florina è un pianeta che produce kyrt, una
fibra straordinaria, preziosissima e impossibile da coltivare altrove. Il
pianeta è controllato da Sark, un sistema aristocratico che esercita su Florina
un dominio totale: i Floriniani non possono accedere all’istruzione superiore,
non possono lasciare il pianeta senza permesso e non possono aspirare a ruoli
di comando. Lavorano il kyrt e la produzione alimenta la ricchezza di Sark e,
in misura diversa, dell’Impero galattico di cui entrambi i pianeti fanno parte.
Lo scenario costruito rivela un’attenzione
sociologica insolita per la narrativa di genere del suo tempo; il sistema delineato
non è una distopia arbitraria, bensì una traduzione in chiave cosmica delle
strutture coloniali reali, di quell’economia di piantagione che aveva
caratterizzato larga parte della storia moderna terrestre. Il kyrt può essere
paragonato al ruolo storico del cotone, della canna da zucchero, o del tabacco,
una risorsa che arricchisce chi non la produce e impoverisce chi la coltiva con
le proprie mani.
Il personaggio di Myrlyn Terens, un
funzionario locale floriniano che fondamentalmente media tra gli occupanti e la
popolazione, incarna la complessità di questa struttura. Terens ha ottenuto un
livello di istruzione superiore alla media dei suoi concittadini, ma rimane
intrappolato in una condizione di subalternità strutturale che forse fa ancora
più male, perché egli ne è pienamente consapevole: Terens è abbastanza
integrato da essere utile a Sark, ma rimane un floriniano che non potrà mai
essere accettato come pari. La sua traiettoria nel romanzo oscilla tra la
lealtà alla causa del suo popolo all’opportunismo, dalla paura a una forma di
ribellione; un ritratto psicologico che è forse tra i più complessi di Asimov
in questa fase della sua carriera.
The Currents of Space affronta in modo
esplicito il tema della razza come categoria di dominio. I Floriniani sono
fisicamente distinguibili dai Sarkiti per la loro capigliatura scura e per i
tratti del viso. Questa definizione fenotipica è stata elevata a principio
organizzativo di tutta la società, per cui i Floriniani sono ritenuti inferiori
per una classificazione che parte dal corpo e che pretende di essere
naturalistica.
Asimov scriveva all’epoca della
segregazione razziale negli Stati Uniti e demistifica proprio questo sistema.
Attraverso Rik, che si rivelerà essere un Terrestre (quindi appartenente a una
“razza” ancora diversa, quella degli abitanti del pianeta originario
dell’umanità, guardati con un misto di reverenza e disprezzo dalla galassia),
il testo mostra come la razza sia una costruzione sociale sovrapposta a corpi
arbitrariamente selezionati. Rik passa da presunto Floriniano a Terrestre, con
un cambio di etichetta che muta la sua posizione nel sistema di potere, e non
perché sia cambiato lui, ma perché è cambiata la categoria con cui gli altri lo
collocano nel contesto sociale.
È con espedienti del genere che scrittori
come Asimov contribuirono, attraverso la forma del romanzo popolare (quale era
soprattutto allora la fantascienza), a far valere il peso di un’argomentazione
dai risvolti politici tramite la struttura narrativa. Il lettore è così portato
a vedere l’arbitrarietà del sistema razziale di Sark perché la vede in azione
su un personaggio che conosce già come essere umano e nel quale, in un contesto
tanto alieno, può riconoscersi.
Oltre a questo tema, la figura di Rik, un
analista spaziale le cui scoperte vengono obliate, introduce una riflessione
sul sapere come forma di potere e come fonte di vulnerabilità. La sua
condizione iniziale (con una memoria quasi azzerata, una capacità di linguaggio
ridotta e una dipendenza affettiva totale) è il risultato diretto di
un’informazione che minacciava equilibri consolidati.
La domanda che alimenta l’aspetto quasi
thriller della vicenda è chi abbia ordinato di silenziarlo. Asimov mantiene
l’incertezza per gran parte del romanzo, costruendo una trama da giallo che si
stratifica sopra quella fantascientifica. La risposta, quando arriva, è
coerente con la logica del sistema che ho descritto prima e che ruota intorno
all’immediato profitto generato dal kyrt, a discapito di una remota (ma certa)
catastrofe.
Il contrappunto a questa logica economica
è incarnato da Ludigan Abel, l’ambasciatore terrestre che per primo recupera
Rik e cerca di portare alla luce la sua scoperta. Abel è un personaggio
costruito con qualche ambivalenza, perché è mosso da moventi genuinamente
umanitari, ma opera all’interno di strutture imperiali che non mette in
discussione. È un riformista, e Asimov lascia intendere che i riformisti, per
quanto necessari, cambiano le cose solo fino a un certo punto.
Vale la pena soffermarsi su un’ulteriore
linea di tensione che percorre l’intera trilogia imperiale e che in questo
romanzo è particolarmente evidente. Asimov critica il sistema coloniale di
Sark, ma all’interno di un quadro narrativo in cui l’Impero galattico esiste
come sfondo stabile e quasi naturale. L’Impero è il garante ultimo dell’ordine
e i personaggi che si oppongono a Sark si appellano a esso come a un’autorità
superiore (e inevitabile).
Questa scelta ha una logica interna
coerente con la visione storica di Asimov, fortemente influenzata dal pensiero
gibboniano e dalla lettura della storia come ciclo di ascesa e declino delle
civiltà. L’Impero è grande, e la grandezza contiene in sé sia la possibilità
della giustizia che quella del dispotismo. Sark è possibile perché l’Impero
consente che esista, eppure Sark può anche essere corretta perché l’Impero ha
gli strumenti per farlo. È una posizione che uno sguardo contemporaneo può
trovare limitata, dato che denuncia gli abusi ma non la struttura che li
produce. Sarebbe tuttavia anacronistico leggere Asimov con le categorie della
teoria critica post-coloniale sviluppata nei decenni successivi. Quello che va
invece riconosciuto è come Asimov, nel 1952, abbia posto questioni che molta
fantascienza del suo tempo semplicemente non si poneva.
Un’ultima riflessione a parte merita la
figura di Valona. La contadina floriniana è analfabeta, priva di qualsiasi
forma di potere formale, tuttavia è il centro emotivo del romanzo. È lei che ha
accolto Rik, lo ha accudito e protetto con una determinazione che non si
appoggia ad alcun privilegio, o garanzia di profitto. Quando la trama la
trascina fuori da Florina, attraverso ambienti per lei totalmente alieni,
Valona non smette di essere soggetto, e la donna osserva, soppesa e adatta le
proprie azioni. Asimov è stato a lungo criticato, spesso a ragione, per la
scarsa profondità dei personaggi femminili nei suoi romanzi. Valona è
un’eccezione significativa, dato che il suo rapporto con Rik è qualcosa di
difficile da classificare, una relazione costruita sulla cura e sulla disparità
di forze che si riequilibra a mano a mano che i ricordi di Rik ritornano. Il
romanzo ha la saggezza di non risolverla in un lieto fine sentimentale tipico,
lasciando così una zona di indeterminatezza che è più onesta della maggior
parte delle conclusioni romantiche della narrativa popolare di quel periodo.
The Currents of Space funziona così su più livelli simultanei: come thriller di fantascienza, come allegoria politica e come riflessione sulla costruzione sociale della razza. In termini formali, il libro ha una struttura a capitoli multipunto di vista che crea qualche discontinuità, e il ritmo ha momenti di cedimento nella sezione centrale, ma rimane tra i titoli asimoviani più coraggiosi per ambizione tematica. Si pensi soltanto alla tendenza dell’epoca nel trattare le strutture imperiali galattiche come sfondo neutro, o persino come garanzie di progresso: Asimov costruisce invece un romanzo in cui il dominio è visibile e, almeno parzialmente, suscettibile di critica.

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