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Come invecchia certa fantascienza. L'esempio de "Il tiranno dei mondi"

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  The Stars, Like Dust (per noi: Il tiranno dei mondi , 1951) è uno dei romanzi del Ciclo dell’Impero asimoviano, il secondo in ordine di composizione e di collocazione nella trilogia. È un’opera di transizione, ancora acerba in certi punti, ma già percorsa da quelle ossessioni tematiche che avrebbero fatto di Asimov uno dei pilastri della fantascienza. La storia segue le vicende di Biron Farrill, giovane rampollo di una famiglia nobile dei Rancher, i potenti proprietari terrieri di Widemos, un pianeta agricolo sottomesso alla Tirannia, l’impero interstellare che domina la galassia con il pugno di ferro. La storia comincia in medias res, con un attentato e una fuga, e da lì si dispiega attraverso una serie di spostamenti da un mondo all’altro, in cerca di un fantomatico pianeta ribelle che potrebbe diventare il cuore della resistenza. È un romanzo d’avventura a tutti gli effetti, con la tensione tipica del thriller politico, tra tradimenti, doppiogiochismo e un finale che ribalt...

Un viaggio nelle correnti dello spazio. Asimov e l'Impero

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  Secondo l’ordine cronologico interno suggerito da Isaac Asimov, The Currents of Space (per noi: Le correnti dello spazio , 1952) rappresenta il primo romanzo del Ciclo dell’Impero, sebbene sia l’ultimo in ordine di pubblicazione tra i romanzi che costituiscono tale ciclo. Una trilogia che precede cronologicamente le vicende dei romanzi della Fondazione e che comprende anche Il tiranno dei mondi e Paria dei cieli . La costruzione organica è però successiva alle prime intenzioni di Asimov, ed è una conseguenza delle ragioni editoriali e del desiderio tardivo dell’Autore di unificare le sue opere. Quando Asimov scrisse la trilogia tra il 1950 e il 1952, concepì i singoli volumi come storie autonome. Condividevano lo scenario di una galassia colonizzata dall’umanità, ma non vi erano legami diretti tra i personaggi o le trame. Fu solo negli anni Ottanta che Asimov decise di collegare quasi tutta la sua produzione fantascientifica in un’unica “Storia del Futuro”. In questa nuova ti...

Il viaggio dantesco nel Costruttore di Stapledon

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  La lettura de Il costruttore di stelle di Olaf Stapledon è stata complessa. Ho compreso perché alcune persone con cui avevo parlato, e che lo avevano già letto, non l’avevano concluso. Star Maker (1937) ha lo scheletro di un romanzo, la struttura di un memoriale e la forma di un saggio. Al suo interno si trovano tematiche sociali, antropologiche, biologiche, scientifiche e filosofiche: è ciò che io chiamo un “romanzo di idee”, un testo che segue le orme del precedente Last and First Men (1930). Dalla storia della specie umana a quella dell’universo, l’opera di Stapledon mi è apparsa come un viaggio dantesco influenzato dall’evoluzionismo; una riflessione sul rapporto tra creatore e creazione e sull’unità intrinseca del cosmo.   La storia si può sintetizzare come segue: la coscienza di un inglese (la sua anima?) esce dal corpo in maniera inspiegabile e comincia a esplorare lo spazio. Per diverso tempo, visita l’Altra Terra, un pianeta in cui la sua mente finisce per ...

Fiorirà l'aspidistra. Un romanzo di Orwell per chi si sente rassegnato

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  Qual è il libro che ti ha più infastidito, perché era come se parlasse a una parte di te, una parte che non volevi ascoltare? Mi risulta difficile parlare di questo libro di Orwell, perché ha scavato dentro di me, a livello inconscio, infastidendomi. È la storia di Gordon Comstock, un trentenne che si ribella al denaro, con conseguenze nefaste per la sua salute e per le persone a lui vicine. Si costringe a lavorare in una libreria di romanzi economici e d’appendice, per una paga inesistente, rifiutando ogni occasione che la vita gli presenta per uscire dalla sua condizione.   Poche opere hanno davvero raccontato bene che cosa sia la povertà. Nei giorni in cui leggevo Fiorirà l’aspidistra (1936), mi tornava alla mente la canzone Simmo ‘e Napule paisà , cantata nel 1944 da Vera Nandi, in una fase di profonda miseria – concreta e morale – del nostro Paese. La canzone svolge un ruolo emblematico nel film Pane e cioccolata del 1974, il cui protagonista – un povero der...

L'autolesionismo dell'Occidente

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  Non avevo un buon rapporto con i libri di Federico Rampini, ma da qualche anno a questa parte ho cambiato idea. In Suicidio occidentale (Mondadori, 2022), l’Autore descrive come l’Occidente si stia annientando aderendo in maniera acritica al pensiero politicamente corretto, visto come una forma di censura, che passa dall’oblio sui social al licenziamento di docenti universitari. Alcune opinioni possono risultare forti se applicate al contesto europeo, ma Rampini scrive dagli Stati Uniti, dove l’attenzione per i diritti delle minoranze (etniche, sessuali, etc.) ha raggiunto forme grottesche. Il politicamente corretto diventa strumento dell’establishment per cancellare le proprie responsabilità nei confronti del ceto medio, impoverito crisi dopo crisi. La questione sociale è scomparsa e, al suo posto, trovano spazio i diritti delle minoranze e l’ambientalismo. Non si parla più di disuguaglianze economiche e di ingiustizie nell’accesso alla ricchezza, se non nei periodici report ...