La malinconia degli scritti di Han Kang
L’ora di greco ( Adelphi , 2023) di Han Kang è un libro che mi ha portato fuori dalle mie consuete letture, come è giusto che sia. Dell’Autrice apprezzo lo stile, quel tentativo di ridurre la molteplicità a poche parole. Noi occidentali, forse, diremmo “a frammenti”: ma i frammenti di Han Kang sono di grande valore e vivono di vita propria, come quell’unica parola che potrebbe racchiudere tutto il significato del mondo e che i due protagonisti ricercano, invano: «Quando il bambino che aveva messo al mondo sette anni prima e che non poteva più veder crescere aveva imparato a parlare, le capitava di sognare una parola che condensava tutte le lingue dell’umanità. Era un incubo così realistico da lasciarle la schiena fradicia di sudore. Un’unica parola carica di una densità e una gravità spaventose. Una parola che, se qualcuno l’avesse pronunciata, sarebbe esplosa all’istante, espandendosi come la materia al principio dell’universo.» Da un lato, abbiamo una donna, che ...