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Giochi stellari, il mito dell'eroe nello spazio

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  Un viaggio epico nello spazio, che muove i primi passi da un videogioco arcade. Giochi stellari ( The Last Starfighter , 1984) è una piccola perla della fantascienza anni Ottanta, che unisce il tema del classico viaggio dell’eroe a un’avventura spaziale. Diretto da Nick Castle e scritto da Jonathan R. Betuel, la trama segue Alex Rogan (Lance Guest), un adolescente che vive in un modesto parco di roulotte, sognando di sfuggire alla monotonia della sua vita quotidiana. Il destino gli si presenta sottoforma di un videogioco arcade, Starfighter, che si rivela essere un test per reclutare piloti spaziali. Trasportato nel cosmo da Centauri (Robert Preston), un enigmatico e carismatico emissario extraterrestre, Alex è chiamato a combattere la minaccia portata dall’Impero Ko-Dan.   Il film si distingue per l’uso pionieristico degli effetti speciali in CGI (viene mostrata la prima battaglia spaziale girata con questa tecnologia), un’innovazione per l’epoca che, pur mostrando o...

Ridefinire la parodia. Spaceballs di Mel Brooks

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  Tra parodia e una narrazione ben costruita, Balle spaziali ( Spaceballs , 1987), diretto da Mel Brooks, è una dichiarazione d’amore – ironica e dissacrante – al cinema di fantascienza e in particolare alla space opera. A partire da Star Wars , che viene smontato e ricostruito con una comicità irriverente e sagace, ma non mancano altri omaggi, per esempio a Star Trek , a Il pianeta delle scimmie e a Alien (lo sketch dell’alieno che canta Hello! Ma Baby è pura poesia).   In tutto ciò, la pellicola riesce a non essere schiava dei suoi modelli. Gli effetti speciali sono volutamente datati e caricaturali, e finiscono per aggiungere un fascino retrò che celebra e ridicolizza al contempo l’estetica sci-fi degli anni Ottanta. E la navicella Spaceball One è un perfetto esempio di come si coniughino queste due istanze visive e narrative.   La storia segue le vicende di Lone Starr (Bill Pullman), un improbabile eroe che richiama Han Solo, e del suo fedele compagno Barf...

Tutto Roy Mann nell'edizione NPE

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  In questi anni, Edizioni NPE sta ripubblicando le opere di Attilio Micheluzzi , uno dei miei fumettisti preferiti. Lo lessi per la prima volta in uno speciale monografico della Bonelli ( Avventura Magazine del 23.05.2015), nel quale scoprii le sue storie da appassionato di aeronautica, di avventura e di esplorazioni alla Conrad . Di recente, mi è capitato di leggere il libro NPE del 2021 dedicato a Roy Mann , un personaggio scritto da Tiziano Sclavi e disegnato da Micheluzzi. Il volume contiene le tre storie che apparvero nella rivista Comic Art: In uno strano mondo (nn. 34-39 del 1987); Orizzonti di gloria (nn. 43-45 del 1988); Quante volte tornerai (nn. 78-80 del 1991).   La particolarità di Roy Mann risiede nella capacità di mescolare generi diversi, esplorando alcuni tropi classici dell’avventura, della fantascienza e del poliziesco. Accanto alla celebrazione dell’immaginario fantastico degli anni Trenta del Novecento, si colloca anche una sottile ironia su ...

Il viaggio dantesco nel Costruttore di Stapledon

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  La lettura de Il costruttore di stelle di Olaf Stapledon è stata complessa. Ho compreso perché alcune persone con cui avevo parlato, e che lo avevano già letto, non l’avevano concluso. Star Maker (1937) ha lo scheletro di un romanzo, la struttura di un memoriale e la forma di un saggio. Al suo interno si trovano tematiche sociali, antropologiche, biologiche, scientifiche e filosofiche: è ciò che io chiamo un “romanzo di idee”, un testo che segue le orme del precedente Last and First Men (1930). Dalla storia della specie umana a quella dell’universo, l’opera di Stapledon mi è apparsa come un viaggio dantesco influenzato dall’evoluzionismo; una riflessione sul rapporto tra creatore e creazione e sull’unità intrinseca del cosmo.   La storia si può sintetizzare come segue: la coscienza di un inglese (la sua anima?) esce dal corpo in maniera inspiegabile e comincia a esplorare lo spazio. Per diverso tempo, visita l’Altra Terra, un pianeta in cui la sua mente finisce per ...

Il Nosferatu di Eggers

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  Giovedì scorso ho visto Nosferatu di Robert Eggers. Confesso che non sentivo tutta questa smania di recuperare il nuovo adattamento del soggetto, ma sono amante del genere e del personaggio e ho voluto rivivere in una chiave inedita le atmosfere della storia. La premessa è che il film è godibile, soprattutto da chi non ha mai visto il Nosferatu del 1922 di Murnau e quello di Herzog del 1979. Mi riferisco, in particolare, ai più giovani, che qui possono trovare una pellicola aesthetic (una parola sicuramente meno longeva di Orlok!), incentrata su una figura femminile libera e indipendente, capace di ribellarsi al suo demone e di portare la comunità alla catarsi per suo tramite. La novità del Nosferatu di Eggers è tutta qui: in una nuova femminilità che mette in secondo piano una creatura anonima, dal volto poco espressivo (e quasi sempre oscurato) e da un’estetica che può far sorridere, rifacendosi a quella tipica del cosacco con i baffoni e il ciuffo di capelli penzolon...

La semplice e genuina gioia delle avventure di Tom Bombadil

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  Una raccolta di sedici poesie che svela un angolo meno straordinario dell’universo di Arda: Le avventure di Tom Bombadil (1962) è un’incantevole finestra sulla magia della natura, sulle azioni semplici ma che riempiono di gioia, sugli eventi minuti che non smuovono le montagne, ma arricchiscono l’animo. A dispetto del titolo, Tom Bombadil compare solo in tre poesie della raccolta: è una figura enigmatica e allegra, emblema di un rapporto armonico con la natura. La sua esistenza appare slegata dalle grandi saghe di eroi e di battaglie a cui Tolkien ci abitua, ma egli sottolinea qualcosa che stava a cuore all’Autore: l’importanza del piccolo, del quotidiano, della creatura pacificata con il mondo. Bombadil rappresenta il potere della serena immobilità, in contrasto con il moderno desiderio di cambiamento e di conquista. Ciò si riflette anche nella sua estetica “anti-cittadina”:   «OLD TOM BOMBADIL was a merry fellow; bright blue his jacket was and his boots were yell...

Di attualità in attualità. Atti umani di Han Kang

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  Atti umani (2014, pr. ed. Adelphi 2017) è il romanzo che ho preferito di Han Kang , anche rispetto al seguito ideale, Non dico addio (2021, pr. ed. Adelphi, 2024). In questo romanzo, la storia narrata è contemporanea e, per il lettore occidentale, è necessaria una breve descrizione del contesto. Nel 1979, il presidente sudcoreano Park Chung-hee venne assassinato e, poco dopo, iniziò la dittatura del generale Chun Doo-hwan , il quale, nella primavera del 1980, represse nel sangue la rivolta della popolazione di Gwangju, città a sud del Paese. I ribelli si asserragliarono in diversi edifici per una decina di giorni: erano uomini e donne, soprattutto professori e studenti, che chiedevano a gran voce riforme democratiche. Il numero delle vittime del massacro è ancora incerto, ma le stime variano da mille a tremila morti. Diverse persone furono arrestate e trascorsero giorni o mesi nelle carceri, sottoposti a tortura. Il governo parlò di una rivolta comunista da sedare e Chun Do...

La sposa cadavere di Schulze nell’edizione Abeditore

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  Una breve premessa sul soggetto. Le origini della leggenda della sposa cadavere risalgono al racconto intitolato Il dito , scritto dal rabbino Isaac ben Solomon Luria, un mistico e letterato di Safed, in Galilea, vissuto nel Cinquecento. La versione russo-ebraica del XIX secolo racconta di una donna uccisa nel giorno del suo matrimonio: un uomo che sta per sposarsi nota un ramo fuoriuscire dalla terra e per gioco infila l’anello sull’arbusto, che si rivela essere la mano scheletrica della donna defunta. L’uomo, ancora inconsapevole, danza e presta i giuramenti matrimoniali e allora la donna emerge dalla terra e si dichiara sua moglie: la promessa sposa vivente, per spezzare la maledizione, promette alla donna di crescere i loro futuri bambini in suo onore e placa la creatura. Il rimaneggiamento forse più riuscito – e certamente il più famoso – è il racconto Die Todtenbraut di Friedrich August Schulze, inserito nel secondo volume del suo Gespensterbuch .   Ma per qua...

Nictzin Dyalhis, scrittore di Weird Tales riscoperto da Black Dog

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  Nel 2022, la casa editrice Black Dog ha raccolto in un volume tre racconti di Nictzin Dyalhis, intitolandolo Necromanzia . Luca Crovi e Franco Limardi curano il libro e scrivono un’introduzione che, nella formula del racconto “strumentale”, ripercorre le figure di streghe più famose nella storia, nella letteratura e nel cinema. Il volume è poi corredato dalle illustrazioni in bianco e nero di Valeria Desa, che con un tratto ruvido e marcato incide diverse scene nella mente del lettore.   Dyalhis amava scrivere storie fantasy e di fantascienza, e ottenne una certa fama scrivendo sul celebre magazine Weird Tales. Pochi i dati biografici; persino il suo nome è incerto e Nictzin potrebbe essere uno pseudonimo di origini azteche. Si sa che in giovinezza perse un occhio, come riportato nella scheda di leva. Svolse diversi lavori, tra cui il chimico e il macchinista. Si sposò due volte e ebbe una figlia. Altre notizie vennero diffuse da un pubblico di lettori pieno d’immaginazi...