Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta adelphi

Lovecraft, un tradizionalista a modo suo

Immagine
  Ormai tutti conoscono Lovecraft , o così sembra. Perlomeno tutti ne parlano da qualche anno a questa parte, a tal punto che Adelphi si è degnata di pubblicarlo nella sua Piccola Biblioteca. La scelta è ricaduta su una lettera e il titolo della pubblicazione – Potrebbe anche non esserci più un mondo (2025) – è tratto da un passaggio del testo. Gli scritti letterari di Lovecraft sono arrivati in Italia in numerose edizioni, più o meno curate, ma, per quanto ne so, l’enorme patrimonio di missive non è ancora stato pubblicato per intero negli Stati Uniti, mentre in Italia è un aspetto semisconosciuto dell’Autore. A dire il vero, non mi stupirei se nei prossimi anni la figura letteraria di Lovecraft dovesse essere rivalutata: non tanto uno scrittore dell’orrore cosmico, ma uno dei più importanti (o il più importante) e prolifico epistolografo del Novecento. Accanto a questo discorso, prima di addentrarmi in un’analisi approfondita, vorrei soffermarmi sull’opportunità di pubblicare ...

Di attualità in attualità. Atti umani di Han Kang

Immagine
  Atti umani (2014, pr. ed. Adelphi 2017) è il romanzo che ho preferito di Han Kang , anche rispetto al seguito ideale, Non dico addio (2021, pr. ed. Adelphi, 2024). In questo romanzo, la storia narrata è contemporanea e, per il lettore occidentale, è necessaria una breve descrizione del contesto. Nel 1979, il presidente sudcoreano Park Chung-hee venne assassinato e, poco dopo, iniziò la dittatura del generale Chun Doo-hwan , il quale, nella primavera del 1980, represse nel sangue la rivolta della popolazione di Gwangju, città a sud del Paese. I ribelli si asserragliarono in diversi edifici per una decina di giorni: erano uomini e donne, soprattutto professori e studenti, che chiedevano a gran voce riforme democratiche. Il numero delle vittime del massacro è ancora incerto, ma le stime variano da mille a tremila morti. Diverse persone furono arrestate e trascorsero giorni o mesi nelle carceri, sottoposti a tortura. Il governo parlò di una rivolta comunista da sedare e Chun Do...

La malinconia degli scritti di Han Kang

Immagine
  L’ora di greco ( Adelphi , 2023) di Han Kang è un libro che mi ha portato fuori dalle mie consuete letture, come è giusto che sia. Dell’Autrice apprezzo lo stile, quel tentativo di ridurre la molteplicità a poche parole. Noi occidentali, forse, diremmo “a frammenti”: ma i frammenti di Han Kang sono di grande valore e vivono di vita propria, come quell’unica parola che potrebbe racchiudere tutto il significato del mondo e che i due protagonisti ricercano, invano: «Quando il bambino che aveva messo al mondo sette anni prima e che non poteva più veder crescere aveva imparato a parlare, le capitava di sognare una parola che condensava tutte le lingue dell’umanità. Era un incubo così realistico da lasciarle la schiena fradicia di sudore. Un’unica parola carica di una densità e una gravità spaventose. Una parola che, se qualcuno l’avesse pronunciata, sarebbe esplosa all’istante, espandendosi come la materia al principio dell’universo.»   Da un lato, abbiamo una donna, che ...

Parliamo della Premio Nobel per la letteratura 2024: Han Kang

Immagine
Avevate letto qualcosa della scrittrice sudcoreana Han Kang prima che ottenesse il Premio Nobel? Io l’ho scoperta con Convalescenza ( Adelphi , 2019), una raccolta di due racconti: quello che dà il titolo all’edizione italiana e Il frutto della mia donna , rispettivamente del 2013 e del 1997. Premetto che questo non è un articolo per discutere dello spinoso tema dei premi letterari, nazionali e internazionali: specifico soltanto che, per quanto mi riguarda, pur apprezzando alcuni elementi della scrittura di Han Kang , non penso che meritasse il Nobel più di altri scrittori viventi o scomparsi di recente ( Cormac McCarthy , etc.). Qui mi limiterò a raccontare i suoi libri, con ciò che mi hanno lasciato.   Convalescenza ; Il frutto della mia donna   Nel racconto Convalescenza , la scrittrice impiega l’insolita seconda persona singolare: si rivolge alla protagonista Jeong, ma l’artificio letterario tende a infondere al lettore una maggiore empatia per il personaggio...

Con Flaubert non fermatevi a Madame Bovary. Leggete il dizionario!

Immagine
  La stupidità. Un fenomeno quanto mai concreto, che ha tuttavia risvolti fantastici, resi da Flaubert con intelligente ironia. La stupidità può essere una forma della superficialità, che fa uso di frasi fatte e sbrigative.   Il Dizionario dei luoghi comuni è un non-libro per eccellenza: non è inquadrabile in un genere; non è nemmeno stato scritto da Flaubert. O meglio: sì, nella maniera in cui Duchamp trasformava un comune orinatoio in Fontana . Al contempo, il Dizionario è anche un non-finito, che doveva confluire nella seconda parte dell’incompiuto romanzo Bouvard e Pécuchet . Flaubert, componendo o assemblando questo testo, racconta la difficoltà di leggere un’epoca piena di stravolgimenti, tra la diffusione di ideali democratici e l’evento eclatante della Comune di Parigi. Il materiale incompiuto di questo disegno editoriale, di cui il dizionario costituiva la seconda parte, rappresenta una satira al sapere enciclopedico e all’erudizione fine a se stessa.   ...

I nove mesi di Carrère al V13

Immagine
  La copertina dell'edizione Adelphi (2023) Osservo l’opera Concetto spaziale (1966-67) di Lucio Fontana, presente nella copertina di V13 proposta da Adelphi. Si tratta di un’idropittura, con graffiti e buchi su tela: solo al termine della lettura, mi rendo conto di come, in forma simbolica, quell’opera possa raffigurare un massacro all’interno di uno spazio delimitato. Quello spazio è il Bataclan di Parigi, i corpi martoriati quelli delle persone che nel 2015 erano andate ad ascoltare il concerto di una band americana, gli Eagles of Death Metal. Quel 13 novembre, gli attentati di Parigi si concentrarono nel I, X e XI arrondissement e allo Stade de France. Ma andiamo con ordine: che cos’è e che cosa non è V13 ? È in parte un libro di cronaca giudiziaria. Non è un saggio antropologico sul fenomeno del radicalismo islamico. È però una buona introduzione al tema, con testi e autori citati nel corso del libro. Non è, infine, un giudizio tranchant sul terrorismo di matrice islam...

Peter Cameron e la trama sottesa al quotidiano

Immagine
  Dodici racconti apparsi in precedenza su diverse riviste, tra cui Rolling Stone e The New Yorker. Pur nell’irrealtà di alcune trame – su tutte, quella de Il cane segreto – queste storie sono una descrizione al dettaglio delle nostre esistenze. C’è la parte realistica, ovvero i dialoghi quotidiani, che per la maggior parte non portano a nulla, e le scelte banali (meglio una Coca o una 7 Up?), che scandiscono le giornate. C’è però anche la parte nebulosa dell’esistenza, fatta di lutti, dolori soffocati, amori non corrisposti e insicurezze. Che cosa fa la gente tutto il giorno? Ciò che ti immagini e vivi in prima persona: gli impegni, la visione di un film, le decisioni da cui non si torna più indietro, i progetti di vita che si avverano e, soprattutto, quelli che non si realizzano mai. Incompiutezza e storture sono misura di ogni esistenza umana: «Ricordo di aver pensato che anche il mondo sarebbe finito così, con le persone che scomparivano in silenzio, una dopo l’altra, come...