Post

La normalità attraverso l'esperienza

Immagine
I È forse meglio non essere, che rischiare? La normalità ti farà vivere bene. Sarai anche cosciente di quello che sei; sarai originale per te stesso e per chi - come te - ti rassomiglia. La normalità ti darà la vita che hai sempre sognato, perché inconsciamente adatterai i tuoi desideri alle tue possibilità. La normalità non ti spingerà mai dove qualcuno non è ancora stato; camminerai su sentieri sicuri, e il massimo del pericolo che incontrerai sarà quando il tuo sguardo, da lontano, osserverà il precipizio senza provare alcuna agitazione. Questo ti farà sentire folle; racconterai delle grida, dei vuoti inspiegabili, degli incubi, come se ti appartenessero davvero. Invece sarà solo il riflesso dell’emozione altrui; la selva tenebrosa che non lascia vivere senza l’angoscia… e tu crederai di essere speciale, come i milioni di esseri di cui sei l’ennesima e mesta copia. ...

Relativismo e valori assoluti

Immagine
Thomas Couture, I Romani della Decadenza (1847) Viviamo in un'epoca in cui non ci resta che credere nei valori assoluti, non più nelle parti. Perché ogni fazione, ogni partito e ogni ideale veste del "costume globale" e naviga nel relativismo, senza accorgersi delle innumerevoli falle del proprio sistema di pseudo-valori. Così il dolore per i morti ha senso solo se si resuscita la differenza di pensiero tra Oriente e Occidente (come nel caso ucraino); così si alternano individui al potere, che sono tremendamente convinti delle proprie idee e che della sconfitta comprendono solo ciò che non è conveniente fare per affermarsi. A dispetto della coerenza, dei valori, dei princìpi. Il nostro è un mondo orwelliano: non esistono complotti, perché ogni insinuazione è faziosa; il male riguarda solo i nostri avversari, mai i nostri comportamenti. E questo perché siamo noi i primi a rifugiarci nella fede verso il nuovo leader, nella speranza legata necessariamente a un s...

Il mondo in cui vivo

Immagine
Stanisław Wyspiański, Eos, Phosphoros, Hesperos, Helios (1897) The Shining  – è superfluo sottolinearlo – è leggenda. Dal romanzo di Stephen King alla celebre pellicola firmata Stanley Kubrick. Gli ingredienti c’erano tutti: un’ottima storia, un grande scrittore, un grande regista, ma soprattutto la diffusione di idee fresche tutte da sperimentare. Sono passati tanti anni (era il 1977) dall’uscita del romanzo di King, eppure abbiamo dovuto attendere il 2014 per sapere che fine avesse fatto il piccolo Danny Torrance. Nel frattempo molto è cambiato e The  Shining  è diventata l’icona di un certo periodo, un oggetto sacro. Non per forza perfetto, ma intoccabile… e a ragione. Intanto Kubrick è morto. Di registi capaci – ad essere onesti – se ne trovano anche ai nostri tempi. Anzi, questi farebbero (e talvolta hanno realizzato) un’opera perfetta, ma discutibile… e sempre a ragione. Che cosa manca allora? Il genio, la follia, lo spirito, l’estro, persino la...

Carrie. Che cosa cambia nei remake horror

Immagine
Remake del celebre film diretto da Brian De Palma, tratto dal primo romanzo di Stephen King. Le premesse ci sono tutte, ma il risultato non è dei migliori. Premetto: il film si salva, andatevelo a vedere, ma solo se avete idea di chi sia Carrie White. C’è una serie di elementi negativi che contribuiscono a minare la riuscita del film: il principale, forse, è la mancanza di originalità. Questo film sembra la copia “rimodernata” del film del 1976. Una riproposta passiva e priva di mordente, con l’unica aggiunta di smartphone e portatili, sulla scia – per intenderci – della serie televisiva Hannibal . Su questo aspetto vale la pena fare una riflessione. Esiste un gruppo di persone che afferma che il film sia qualcosa d’altro rispetto al libro, e che quindi si possano accettare delle forzature di carattere temporale. Esiste poi un altro gruppo di persone – come me – che pensano che questo genere di forzatura vada oltre la semplice attualizzazione, dal momento che cambia l...

Un pensiero per il Natale insieme a Dickens

Accompagnatemi, lettori, in questo breve viaggio nel mondo di Dickens, in quello che anche noi, un tempo, siamo stati. In questo Natale i più sono poveri, di tasche e di spirito, unendo in un’unica desolazione questi due aspetti... - Lieto Natale, zio! un allegro Natale! Dio sia con te, - gridò l’allegra voce di un nipote di Scrooge, il quale gli arrivò addosso così rapidamente che l’augurio l’aveva preceduto di poco. - Eh via! - rispose Scrooge - sciocchezze! Il nipote si era così ben scaldato, a furia di correre nella nebbia e nel gelo, che sembrava tutto acceso; aveva la faccia bella rossa; gli occhi gli brillavano, il fiato fumava ancora. - Come, zio, Natale una sciocchezza! - esclamò il nipote di Scrooge. – Non vorrai certo dir questo. - Sì, che lo dico! - ribatté Scrooge. – Lieto Natale! Che diritto hai tu di essere lieto? che ragione hai di essere lieto? Non sei abbastanza povero? - Via! - riprese il nipote ridendo. – E che diritto hai tu di...

L'uccellino e la Fenice

Immagine
Oggi è morto un uccellino. Non so quale fosse il suo nome, né se ne avesse uno. So per certo che è esistito, perché di lui si parlò a lungo nei libri, nei telegiornali e nelle radio. Un tempo era riuscito in qualche strano modo a fuggire dalla gabbia. La sua compagna non aveva osato seguirlo, diceva che dai racconti di quelli che erano liberi non valeva la pena scappare da una gabbia più piccola ad una più grande. “È solo più difficile trovare il cibo, anzi, è proprio il fatto che devi saperlo trovare… e non parliamo delle migrazioni, della lotta per la sopravvivenza… e la riproduzione!”. Un giorno gli avevano riferito questo i passeri della zona, solo che quell’uccellino, al contrario della compagna, non si era perso d’animo. Architettò alla buona un piano di fuga, e quando lei chiuse gli occhi per dormire, ecco che in un batter di ciglio era uscito. Lei, mezza assonnata e raggomitolata tra le piume, riaprì per un momento gli occhi, poi li richiuse, per poi riaprirli di nuovo con i...

Cronaca personale di un morto qualunque

Ieri pomeriggio, come forse qualcuno saprà, un ragazzo è stato investito da un treno nel tratto tra il bivio di Aurisina e Monfalcone (1) . Per caso, quello stesso pomeriggio stavo tornando a Trieste e come molte altre persone sono rimasto bloccato per più di un’ora a causa di questo “imprevisto”. Così, per passare il tempo, dopo essere arrivato a quasi metà del libro che sto leggendo, ho pensato di riposare la vista e ascoltare ciò che si diceva intorno a me… Un primo annuncio era arrivato già mentre aspettavamo il treno. Un po’ di sbigottimento; qualcuno che sbuffava, niente di più. Al contrario, giunti all’incirca a San Giorgio di Nogaro, il capotreno avverte i passeggeri del ritardo imprecisato che si accumulerà da quel momento a causa di un investimento. E lì scatta un applauso, quando meno te lo aspetti, così, senza ragione. Fai finta di niente, sarà l’idiota di turno. Chissà che ha capito. Il treno riparte, forse un po’ incerto, si intuisce che il ritardo non ...