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Fiorirà l'aspidistra. Un romanzo di Orwell per chi si sente rassegnato

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  Qual è il libro che ti ha più infastidito, perché era come se parlasse a una parte di te, una parte che non volevi ascoltare? Mi risulta difficile parlare di questo libro di Orwell, perché ha scavato dentro di me, a livello inconscio, infastidendomi. È la storia di Gordon Comstock, un trentenne che si ribella al denaro, con conseguenze nefaste per la sua salute e per le persone a lui vicine. Si costringe a lavorare in una libreria di romanzi economici e d’appendice, per una paga inesistente, rifiutando ogni occasione che la vita gli presenta per uscire dalla sua condizione.   Poche opere hanno davvero raccontato bene che cosa sia la povertà. Nei giorni in cui leggevo Fiorirà l’aspidistra (1936), mi tornava alla mente la canzone Simmo ‘e Napule paisà , cantata nel 1944 da Vera Nandi, in una fase di profonda miseria – concreta e morale – del nostro Paese. La canzone svolge un ruolo emblematico nel film Pane e cioccolata del 1974, il cui protagonista – un povero der...

Il barone rampante come viaggio iniziatico

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    Sono scampato alla lettura de Il barone rampante ai tempi del liceo. Per fortuna. Leggendolo in quel periodo, avrebbe alimentato il mio carattere ribelle, o alternativo: chiamatelo come volete. Il fatto è che leggevo già abbastanza opere in quella direzione e in Cosimo Piovasco di Rondò – il protagonista – non avrei trovato nulla di nuovo. Anzi, l’ultima parte del romanzo mi avrebbe quasi annoiato. A distanza di undici anni dalla fine del liceo, complice anche la lettura di Garcia Márquez durante l’università, ho potuto apprezzare a pieno Il barone rampante .   Cosimo ha un padre ossessionato dalle genealogie e dalle successioni: per lui, l’unica cosa che conta è il mantenimento del potere e del rispetto connesso. Vive su binari prestabiliti e non concepisce i comportamenti non ortodossi. La madre, invece, è cresciuta sui campi di battaglia e si anima al pensiero degli eserciti in guerra. In realtà, il suo atteggiamento duro e imperioso è l’unico linguaggio che con...

Un esperimento sociale nel condominio di Ballard

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  La copertina della prima edizione Ho letto Il condominio ( High-Rise , 1975) di J. G. Ballard nell’edizione Feltrinelli del 2007, che presenta una copertina con un particolare de La città nuova (1914) dell’architetto futurista Antonio Sant’Elia. Questi morì ad appena ventotto anni, nel 1916, combattendo sul fronte carsico, e la maggior parte dei suoi progetti non venne realizzata. Si attribuisce a lui l’idea di esporre gli ascensori sulle facciate, anziché tenerli nascosti, e il regista Fritz Lang si è ispirato alle sue architetture per la scenografia di Metropolis . Alcune delle intuizioni di Sant’Elia interessarono anche il gruppo olandese De Stijl e l’opera di Le Corbusier. Quest’ultimo, nella sua raccolta di saggi Vers une architecture (1923), delineava una città delle torri improntata all’efficienza, in cui il rapporto tra tempo libero e lavoro si faceva più serrato. A una certa quota, Le Corbusier prometteva «la calma assoluta e l’aria purissima». Secondo Ballard, pr...

Biologia, orrore e progresso in H. G. Wells

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  Richard Powers, The Time Machine  (2018) Herbert George Wells non nacque in una famiglia aristocratica: fu grazie alle sue capacità e alle borse di studio che si laureò in biologia e zoologia. La sua vita si riassume nella ricerca: probabilmente, oggi Wells sarebbe un divulgatore scientifico con un canale YouTube molto seguito. Scriveva per diverse riviste, non solo scientifiche, e i suoi articoli assumevano anche un taglio propositivo: le sue idee diventavano uno stimolo per il dibattito tra esperti. Quando l’ipotesi andava molto oltre le conoscenze tecnico-scientifiche dell’epoca, ecco che la creazione fantastica prendeva il sopravvento. Vale la pena fare un parallelismo su questo punto. Un suo contemporaneo, H. P. Lovecraft (di cui ho scritto qui ), aveva a sua volta competenze, benché da autodidatta, in materie come la geologia. Negli scritti del Solitario di Providence non sono però presenti elementi volti a creare un “legame sentimentale” con il lettore e questo fu u...

J. D. Salinger. Holden e la scrittura per la vita

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  Ritratto di Salinger creato da Robert Vickrey per la copertina di Time L’autore   Per certi versi, la biografia di Jerome David Salinger è ancora più affascinante della sua opera. Nel mio Ānanda (PubMe, 2021), mi sono ispirato alla sua vita nel racconto Lettere di guerra , per la parte relativa agli ultimi anni del protagonista. In merito a questo post, le citazioni provengono dall’ Invito alla lettura di Salinger (Mursia, 1999) di Ennio Ranaboldo. Per un ulteriore approfondimento sullo scrittore, rimando a questo post del blog. Salinger nacque a New York nel 1919: il padre era un commerciante di origini ebraico-lituane; la madre era una casalinga di origini tedesche, scozzesi e irlandesi, convertitasi all’ebraismo. Il giovane Jerome si iscrisse a un’accademia e college militare, in Pennsylvania, per finire poi alla New York University. Lasciò presto gli studi: accettò un lavoro su una nave da crociera e in seguito lavorò per il padre nel commercio di carne a Vien...