Post

Il castello di Otranto. La consacrazione di un archetipo

Immagine
  Horace Walpole ritratto da Joshua Reynolds (1756) Un vecchio castello infestato, il medievalismo unito a tinte dell’orrore, drammi amorosi che oscillano tra il teatro romano e quello shakespeariano. The Castle of Otranto fu scritto da Horace Walpole nel 1764, durante il suo mandato come parlamentare per King’s Lynn. L’opera viene considerata il primo romanzo gotico. E, come quasi tutti i primati, si tratta di una convenzione. Certo è che l’estetica del libro di Walpole ha ispirato il nascente filone gotico moderno, non solo in letteratura, ma anche nell’arte, nel teatro e nella musica. Genere in voga tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, il romanzo gotico trovò degni eredi in scrittori come William Thomas Beckford, Clara Reeve e Ann Radcliffe.   La prima edizione del libro di Walpole alludeva a un manoscritto immaginario, che avrebbe ispirato la storia. Un testo redatto in italiano a Napoli nel 1529, riscoperto nella biblioteca di un’antica famiglia cattolica nel...

I nove mesi di Carrère al V13

Immagine
  La copertina dell'edizione Adelphi (2023) Osservo l’opera Concetto spaziale (1966-67) di Lucio Fontana, presente nella copertina di V13 proposta da Adelphi. Si tratta di un’idropittura, con graffiti e buchi su tela: solo al termine della lettura, mi rendo conto di come, in forma simbolica, quell’opera possa raffigurare un massacro all’interno di uno spazio delimitato. Quello spazio è il Bataclan di Parigi, i corpi martoriati quelli delle persone che nel 2015 erano andate ad ascoltare il concerto di una band americana, gli Eagles of Death Metal. Quel 13 novembre, gli attentati di Parigi si concentrarono nel I, X e XI arrondissement e allo Stade de France. Ma andiamo con ordine: che cos’è e che cosa non è V13 ? È in parte un libro di cronaca giudiziaria. Non è un saggio antropologico sul fenomeno del radicalismo islamico. È però una buona introduzione al tema, con testi e autori citati nel corso del libro. Non è, infine, un giudizio tranchant sul terrorismo di matrice islam...

Guerra, tempo e umanità in Mattatoio n. 5

Immagine
  Copertina della prima edizione A Dresda, durante la seconda guerra mondiale, i prigionieri americani vennero condotti allo Schlachthot-Fünf, il Mattatoio n. 5 ( Slaughterhouse-Five , 1969) di Kurt Vonnegut. Un titolo alternativo dell’opera allude alla crociata dei fanciulli dell’epoca medievale, con giovani che finirono in schiavitù o che morirono di stenti in nome di una profezia truffaldina. Vonnegut paragona i soldati a uomini-bambini, gettati in qualcosa di più grande di loro – la guerra – tanto tragica da risultare inesprimibile, se non attraverso la maschera dell’ironia. Nel romanzo ci sono elementi autobiografici: a ventidue anni, l’Autore venne fatto prigioniero nella battaglia delle Ardenne e condotto proprio a Dresda. Era presente quando avvenne il bombardamento che rase al suolo la città nel febbraio 1945, provocando circa venticinquemila vittime civili. La voce del narratore – come dice egli stesso – può essere associata a quella dello scrittore. Il protagonist...

Malpertuis. Divinità logorate dalla modernità

Immagine
Copertina dell'edizione 2022 dell'Agenzia Alcatraz Per cominciare, occorre porsi una domanda: chi era Jean Ray, autore definito il “Poe belga”? Jean Ray è uno degli pseudonimi di Raymundus Joannes de Kremer, scrittore fiammingo vissuto dal 1887 al 1964. Originario di Gand, non completò gli studi universitari e cominciò a lavorare nell’amministrazione del comune. Negli anni Venti, entrò nella redazione del Journal de Gand. Il primo racconto pubblicato, Les Contes du Whisky , risale al 1925. L’anno successivo, fu condannato a sei anni di carcere con l’accusa di appropriazione indebita: scontò due anni. In quel periodo, scrisse i racconti lunghi The Shadowy Street e The Mainz Psalter . Rilasciato nel 1929, lavorò senza sosta, anche per la nota rivista Weird Tales . Era poi appassionato dei testi di Arthur Conan Doyle , noto spiritista nella sua epoca, e venne così assunto da un editore belga per tradurre dall’olandese una serie di thriller polizieschi, che erano stati presentati c...

The Shining come romanzo-confessione di King

Immagine
  Copertina della prima edizione Stephen King deve al suo terzo romanzo, The Shining (1977), il proprio consolidamento come scrittore, non solo horror. Il libro è noto per essere stato adattato da Stanley Kubrick in un film del 1980 e – fatto forse meno noto – in una trascurabile miniserie televisiva del 1997. La trama riprende l’archetipo del luogo isolato nella natura, difficile da raggiungere, dove accadono cose indicibili. Jack Torrance è uno scrittore ed ex insegnante, che ottiene un posto come custode fuori stagione dell’Overlook Hotel, situato nelle Montagne Rocciose del Colorado. Jack sta tentando di liberarsi dalla dipendenza dall’alcool e di recuperare un buon rapporto con il figlio Danny e con la moglie Wendy. I due lo accompagnano in questa avventura stagionale, in cui Jack rimane sempre più influenzato dalle forze soprannaturali che abitano l’hotel e che mirano a impossessarsi del figlio, dotato dello shining , l’aura, che si traduce in una serie di abilità psichi...