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Oculus. Il paranormale che non si rinnova

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Da gennaio, dopo Carrie , attendevo un film che potesse risollevare le sorti dell’horror, dal momento che questo genere si è ormai rinchiuso nelle possessioni più o meno demoniache, scopiazzando qua e là i modelli del passato e creando una sintesi deludente. Oculus , purtroppo, non è escluso da questo quadro d’insieme. Tralasciamo il continuo salto temporale tra passato e presente dei due fratelli, proposto in maniera fin troppo sequenziale, senza svelare nulla che lo spettatore già non sappia: è tutta colpa dello specchio. Un vecchio, vecchissimo specchio comprato da uno sviluppatore di software, tale Alan Russell, che invece di riempire il proprio studio con qualche cosa che si addica al suo lavoro, decide di darsi all’antiquariato. De gustibus. Andiamo oltre. Assistiamo, nel corso della pellicola, ad una trasformazione del padre (o meglio ancora, della madre), sulla scia del cambiamento di carattere di Jack Torrance i...

Racconto. Le mie vite future

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Cerco un’immagine di futuro che sia da film. E non mi basta. Ogni volta che accendo l’OPSIS vengo proiettato in un futuro che è ragionevolmente possibile, ma che non mi appaga mai. Forse perché, da quando la rete è diventata la nostra realtà ipotetica, non riusciamo più ad accettare la realtà concreta. Sin dall’era dei primi dispositivi fotografici, dell’alta definizione, abbiamo abituato i nostri sensi ad andare ben oltre la perfezione della natura, ben oltre noi stessi. Ed ogni volta che utilizziamo l’OPSIS per vivere la nostra ennesima esistenza non ci rendiamo conto di nulla. Almeno finché non usciamo di casa e ci troviamo di fronte a quegli orribili colori sbiaditi. Dove abito io, ogni giorno, verso le dieci del mattino, si materializza l’autostrada che da Nouv-Lyon porta al cratere Mandel’shtam. La chiamano “la cicatrice”, un termine che indicava il segno che rimaneva sulla pelle dopo aver subìto alcuni t...

La normalità attraverso l'esperienza

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I È forse meglio non essere, che rischiare? La normalità ti farà vivere bene. Sarai anche cosciente di quello che sei; sarai originale per te stesso e per chi - come te - ti rassomiglia. La normalità ti darà la vita che hai sempre sognato, perché inconsciamente adatterai i tuoi desideri alle tue possibilità. La normalità non ti spingerà mai dove qualcuno non è ancora stato; camminerai su sentieri sicuri, e il massimo del pericolo che incontrerai sarà quando il tuo sguardo, da lontano, osserverà il precipizio senza provare alcuna agitazione. Questo ti farà sentire folle; racconterai delle grida, dei vuoti inspiegabili, degli incubi, come se ti appartenessero davvero. Invece sarà solo il riflesso dell’emozione altrui; la selva tenebrosa che non lascia vivere senza l’angoscia… e tu crederai di essere speciale, come i milioni di esseri di cui sei l’ennesima e mesta copia. ...

Relativismo e valori assoluti

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Thomas Couture, I Romani della Decadenza (1847) Viviamo in un'epoca in cui non ci resta che credere nei valori assoluti, non più nelle parti. Perché ogni fazione, ogni partito e ogni ideale veste del "costume globale" e naviga nel relativismo, senza accorgersi delle innumerevoli falle del proprio sistema di pseudo-valori. Così il dolore per i morti ha senso solo se si resuscita la differenza di pensiero tra Oriente e Occidente (come nel caso ucraino); così si alternano individui al potere, che sono tremendamente convinti delle proprie idee e che della sconfitta comprendono solo ciò che non è conveniente fare per affermarsi. A dispetto della coerenza, dei valori, dei princìpi. Il nostro è un mondo orwelliano: non esistono complotti, perché ogni insinuazione è faziosa; il male riguarda solo i nostri avversari, mai i nostri comportamenti. E questo perché siamo noi i primi a rifugiarci nella fede verso il nuovo leader, nella speranza legata necessariamente a un s...

Il mondo in cui vivo

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Stanisław Wyspiański, Eos, Phosphoros, Hesperos, Helios (1897) The Shining  – è superfluo sottolinearlo – è leggenda. Dal romanzo di Stephen King alla celebre pellicola firmata Stanley Kubrick. Gli ingredienti c’erano tutti: un’ottima storia, un grande scrittore, un grande regista, ma soprattutto la diffusione di idee fresche tutte da sperimentare. Sono passati tanti anni (era il 1977) dall’uscita del romanzo di King, eppure abbiamo dovuto attendere il 2014 per sapere che fine avesse fatto il piccolo Danny Torrance. Nel frattempo molto è cambiato e The  Shining  è diventata l’icona di un certo periodo, un oggetto sacro. Non per forza perfetto, ma intoccabile… e a ragione. Intanto Kubrick è morto. Di registi capaci – ad essere onesti – se ne trovano anche ai nostri tempi. Anzi, questi farebbero (e talvolta hanno realizzato) un’opera perfetta, ma discutibile… e sempre a ragione. Che cosa manca allora? Il genio, la follia, lo spirito, l’estro, persino la...

Carrie. Che cosa cambia nei remake horror

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Remake del celebre film diretto da Brian De Palma, tratto dal primo romanzo di Stephen King. Le premesse ci sono tutte, ma il risultato non è dei migliori. Premetto: il film si salva, andatevelo a vedere, ma solo se avete idea di chi sia Carrie White. C’è una serie di elementi negativi che contribuiscono a minare la riuscita del film: il principale, forse, è la mancanza di originalità. Questo film sembra la copia “rimodernata” del film del 1976. Una riproposta passiva e priva di mordente, con l’unica aggiunta di smartphone e portatili, sulla scia – per intenderci – della serie televisiva Hannibal . Su questo aspetto vale la pena fare una riflessione. Esiste un gruppo di persone che afferma che il film sia qualcosa d’altro rispetto al libro, e che quindi si possano accettare delle forzature di carattere temporale. Esiste poi un altro gruppo di persone – come me – che pensano che questo genere di forzatura vada oltre la semplice attualizzazione, dal momento che cambia l...

Un pensiero per il Natale insieme a Dickens

Accompagnatemi, lettori, in questo breve viaggio nel mondo di Dickens, in quello che anche noi, un tempo, siamo stati. In questo Natale i più sono poveri, di tasche e di spirito, unendo in un’unica desolazione questi due aspetti... - Lieto Natale, zio! un allegro Natale! Dio sia con te, - gridò l’allegra voce di un nipote di Scrooge, il quale gli arrivò addosso così rapidamente che l’augurio l’aveva preceduto di poco. - Eh via! - rispose Scrooge - sciocchezze! Il nipote si era così ben scaldato, a furia di correre nella nebbia e nel gelo, che sembrava tutto acceso; aveva la faccia bella rossa; gli occhi gli brillavano, il fiato fumava ancora. - Come, zio, Natale una sciocchezza! - esclamò il nipote di Scrooge. – Non vorrai certo dir questo. - Sì, che lo dico! - ribatté Scrooge. – Lieto Natale! Che diritto hai tu di essere lieto? che ragione hai di essere lieto? Non sei abbastanza povero? - Via! - riprese il nipote ridendo. – E che diritto hai tu di...