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Il juke box di Byung-Chul Han ha un unico disco... rotto

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  Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale (Einaudi, 2022) è uno degli ultimi saggi di Byung-Chul Han editi in Italia. Il primo libro del filosofo che lessi fu La società senza dolore (Einaudi, 2021), un testo che mi appassionò durante la pandemia e di cui ho parlato qui . Dopo quella prima conoscenza, però, qualcosa si è rotto. Voglio provare a spiegare perché. Ne La società senza dolore , Han scrive che l’essere umano si contraddistingue per l’algofobia, la paura di provare dolore, che, a differenza degli animali, riveste un’importanza anche sul piano sociale. Per esempio in politica, dove la ricerca di un consenso non è altro che un modo di conformarsi per evitare relazioni emotive troppo impegnative. Il potere stesso non è più oppressivo, coercitivo o doloroso, bensì permissivo e seducente: ci permette di raccontarci e – aggiunge Han – ci sorveglia con maggiore accuratezza. Il potere di cui parla il filosofo, però, è raramente quello dittatoriale di Kim Jong-u...

Perché Sanremo

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  Perché parlano tutti del festival musicale di Sanremo? Non perché sia di moda (no davvero), ma perché da un lato è trasversale (lo ascoltano la Gen Z, i trentenni insieme ai The Jackal , gli anziani, etc.), dall’altro porta con sé interessi politico-economici (Ferragni è l’emblema dell’incontro tra giovani, moda, politica, socialità in senso esteso). Chi non ha capito che la musica è solo uno degli elementi del festival e che - da almeno vent'anni - i temi sociali sono centrali, non ha capito nulla. Tutti ne parlano come della serie tv del momento o come il libro appena uscito, ma – per quanto criticato – Sanremo è molto di più, dato che fa numeri milionari che nessuno raggiunge. Questo perché Sanremo è specchio della società italiana in cui ci troviamo. È normale che Sanremo non ci piaccia, perché è la società italiana, in tanti suoi aspetti incancreniti, a non piacerci. E ce la ritroviamo su quel palco, come ci ritroviamo lo zio o la zia razzista al pranzo di Natale. Crit...

Una sintesi e un’interpretazione della società senza dolore di Byung-chul Han

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  William Blake, The Agony in the Garden  (1799-1800 ca) Nota: premetto che, in tempi più recenti, ho avuto modo di rivalutare il pensiero di Han, per cui rimando anche alla lettura di questo post. Nel saggio La società senza dolore , edito in Italia da Einaudi nel 2021, il filosofo Byung-chul Han parte dal presupposto che vi sia una paura generalizzata del dolore, che definisce algofobia . (p. 5) Esso viene rifiutato, dal singolo alla comunità, per cui siamo sospetti, a livello emotivo, di fronte alle relazioni troppo impegnative e, in politica, ci si conforma alla ricerca di un consenso. In altri contesti la situazione non cambia; un esempio è dato dall’arte contemporanea: questa si adegua all’estetica del consumo; l’artista è spinto a divenire marchio; la creatività è asservita alla strategia economica. (p. 10) Viene così meno la spinta rivoluzionaria dell’arte, ovvero la capacità di fare esperienza del diverso e di poter generare, nel processo, una spaccatura. Per anes...

Prospettive culturali e diritti

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Immagine libera da copyright, tratta da Pixabay Le culture, come le lingue, non sono granitiche, ma cambiano nel corso del tempo. Nella società odierna, riteniamo importanti questioni che fino al secolo scorso non lo erano. Ci sono culture più dinamiche e aperte ai cambiamenti e culture più conservatrici. Il punto è prestare attenzione al concetto di superiorità: non esistono culture superiori, ma solo culture adatte a un determinato ambiente e a specifiche popolazioni. Ciò che per noi occidentali può essere un valore universale, per un cinese o un aborigeno potrebbe essere la peggiore scelta possibile. La globalizzazione, però, ha aperto a un maggiore confronto tra culture, mettendo in discussione anche la nostra identità. Un giorno feci un sondaggio su IG, che ovviamente non ha alcun valore statistico, chiedendo se fosse giusto impedire a una popolazione sudamericana di essere cannibale. La maggioranza rispose che bisognava lasciarle la libertà di esserlo ( qui ne parlo in modo ...

Ivan Illich. Vita, opere e un compendio di 'Descolarizzare la società'

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  Ivan Illich La vita   Ivan Illich nacque a Vienna nel 1926, da padre croato e madre ebrea sefardita. Fin da bambino approfondì lo studio delle lingue, apprendendo molto bene italiano, francese, tedesco e altri idiomi. Nel 1941, si trasferì a Firenze con la famiglia: qui completò il liceo scientifico, per poi iscriversi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Nel 1951 fu ordinato presbitero, poi fu a New York, in qualità di assistente parrocchiale nella diocesi retta dal cardinale Francis Joseph Spellman. Il suo interesse si spostò allora verso l’America Latina. Nel 1956 divenne vice-rettore della Pontificia Università Cattolica di Porto Rico e nel 1961 fondò il CIDOC (Centro Intercultural del Documentación), a Cuernavaca, in Messico. L’obiettivo del centro era di preparare preti e volontari dell’Alleanza per il Progresso alle missioni umanitarie nelle Americhe. L’Alleanza era un programma voluto dal presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy per stabilire...

La superiorità culturale nel confronto tra pratiche di società diverse

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La riflessione prende spunto dalla lettura di un libro di Caterina Satta, intitolato Per sport e per amore. Bambini, genitori e agonismo . Al di là del titolo che potrebbe apparire generico, questo libro è stato scritto da una sociologa dell’infanzia, la quale, analizzando una squadra di calcio di bambini, appartenente ad una società di serie A, mette in evidenza come il punto di vista dei bambini sia messo sempre più da parte e prevalga su questi ultimi la visione degli adulti, fino  a controllare ad oggi quasi ogni spazio pubblico e privato della loro vita. Il libro parla di tante altre cose e anche degli aspetti positivi che mettono in relazione genitori e figli, ma questo aspetto ha attirato in particolare la nostra attenzione, tanto da collegarlo alla recente lettura del manuale di Fabio Dei intitolato Antropologia culturale . Forse non ci siamo mai resi davvero conto di come la nostra visione dell’infanzia non sia affatto comune a tutto il pianeta e tanto meno risulti...

Sui limiti della Storia e le capacità del male

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La politica e la religione sono ormai diventati pretesti per legittimare la violenza umana, che è al contrario atavica e indifferente ad ogni parte, ad ogni latitudine. Nemmeno la cultura e il ricordo possono vincere questa certezza che è il male, perché l'essere umano vive in un eterno presente ed anche la Storia non è che un racconto destinato ad alterne fortune. Se la Storia fosse "maestra di vita" avremmo evitato molti errori già compiuti, molte ideologie rimescolate, fonti di un pensiero che si articola, ma non si esalta. La Storia ritorna in modo ciclico, e allo stesso tempo come una spirale si evolve e degenera. Ed è un circolo vizioso, in cui anche le guerre diventano battaglie e in nessun caso si vince fino in fondo. Questo perché l'essere umano si è convinto, e crede ciecamente, che si possa sconfiggere il male, dal momento che non manca un solo istante di vederlo negli altri, ma mai in se stesso. La politica e la religione, che avrebbero ben altre ...