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Visualizzazione dei post con l'etichetta Pordenone

Un insospettabile ambiente di lavoro pericoloso

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  «Lavoro in un ambiente pericoloso.» «Che lavoro fai?» «Il bibliotecario.» Lavoro in biblioteca da cinque anni, da poco prima della pandemia. Da quando il mondo è tornato a muoversi liberamente, ho notato un incremento delle situazioni pericolose o moleste con gli utenti. Forse è qualcosa che non riguarda solo il mio settore. Non ho analizzato alcun dato e potrebbe benissimo essere una mia percezione di pericolo, ma in questi anni io e i miei colleghi ci siamo trovati a fronteggiare un crescente numero di persone disagiate. Non è un termine scritto con ironia, ma una constatazione. Non entro nel merito delle condizioni psicologiche: non è di mia competenza. Mi limito a dire che sì, qualcuno aveva evidenti problematiche, qualcuno era seguito dai servizi sociali, altri erano perseguitati da chissà quale fantasma della loro mente, che credevano reale. E poi sapete com’è la storia: ci sentiamo sempre più soli, non amati, e questo dovrebbe giustificare il disprezzo che rive...

L'ennesimo Pordenonelegge

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  Nella città in cui vivo si sta tenendo la festa annuale del libro, chiamata Pordenonelegge, di cui forse avrete sentito parlare. C’è un motivo se sui social ho deciso di non mostrare foto stile bookstagram al riguardo: sono anni che non frequento l’evento e non trovo alcun motivo valido per parlarvene. Trovo la proposta degli autori/autrici poco interessante, quando non anonima, con qualche rara eccezione. Per partecipare a conferenze, incontri e presentazioni bisogna fare lunghe code, oppure prenotarsi in un sistema bizantino. Immagino che avranno fatto delle modifiche quest’anno (come ogni anno), ma la mia volontà di partecipare è talmente bassa che non mi sono nemmeno incuriosito. Ci sono due o tre incontri che potevano vagamente attirare la mia attenzione, tra cui uno di un ospite fisso annuale, che ho già ascoltato più volte (e che merita, ma anche basta). Trovo poi che la proposta inerente al fumetto/manga non sia niente di eccezionale, o perlomeno non nelle mie c...

L'eredità monastica in Friuli. Il valore della solidarietà nell'assistenza sanitaria

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Domenico di Bartolo, Cura degli ammalati (anni Trenta-Quaranta del XV secolo); pellegrinaio dell'Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena L’assistenza e la cura dei malati è testimoniata già nelle antiche civiltà, come quella egizia, in cui “medicina” e magia si mescolavano per garantire la salute al paziente. A loro volta i Greci e i Romani svilupparono un sistema assistenziale, che ruotava intorno ad alcuni centri come Ravenna. Con la caduta dell’Impero, però, le notizie in merito all’assistenza medica si riducono fino al silenzio, finché, con l’avvento dei Longobardi, si ricomincia a parlare con una certa regolarità di luoghi di cura (importantissima in tal senso fu la città di Cividale). La vera svolta, anche in questo contesto, giunse tuttavia con i Carolingi, o meglio, con la diffusione dei monasteri benedettini. L’avvento delle crociate, alcuni secoli dopo, non fece che incentivare la creazione di ospizi, ospedali, alberghi, taverne e altre strutture di accog...

Napoleone tra Veneto e Friuli. L'eco della Rivoluzione

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Henri-Paul Motte, Napoleone ad Aquisgrana Quando la Serenissima concesse all’armata francese di attraversare le proprie terre, ebbe inizio l’ultimo atto della millenaria Repubblica e l’abdicazione di Ludovico Manin, ultimo doge, segnò il primo significativo cambiamento, aprendo le porte nel 1797 alla Repubblica Cisalpina. Proveniente da Conegliano, dove i Francesi avevano razziato opere d’arte e rifornimenti, Napoleone Bonaparte si fermò a Sacile con il suo Stato Maggiore il 14 marzo 1797. Il giorno seguente proseguì la marcia verso Pordenone, mentre un contingente – guidato dall’ufficiale Serurier – era stato mandato come avanguardia presso Valvasone. In quest’area si combatté una dura battaglia con le truppe dell’arciduca Carlo, che ebbero la peggio. I giorni seguenti videro i Francesi avanzare su più fronti, conquistando città come San Daniele, Osoppo e Gemona. Napoleone si insediò nell’importante città strategica di Palmanova, da dove coordinò truppe e rifornimenti. A me...