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L’immagine e la sua complessità. Speculazioni artistiche sulle macchie di Rorschach

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Struttura delle tavole e ipotesi artistica La quarta tavola di Rorschach Lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach (1884-1922) pubblicò alcune immagini del celebre test sulla personalità nel 1921. Il test si fondava su dieci tavole che presentavano macchie d’inchiostro su una superficie: cinque tavole in b/n, due in nero e rosso, tre a colori. Le macchie non rappresentano nulla, oppure tutto: non si possono dire davvero astratte, sebbene per alcuni l’interpretazione le renda tali. Eppure nel test di Rorschach non è importante solo l’interpretazione dell’immagine (il “che cosa” è rappresentato), ma anche se l’immagine sia vista come ferma o in movimento; come siano state interpretate le eventuali sfumature; su quali dettagli si sia concentrato il soggetto; quanto tempo sia stato impiegato e molto altro ancora. L’interpretazione della forma, per esempio, comunica allo psicologo il grado di connessione del soggetto con la realtà. Il colore, invece, come ben descritto da...

Westworld. Un commento alla seconda stagione

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La prima stagione di Westworld era quasi un’opera a sé, un lunghissimo film dai molteplici risvolti esistenziali, che però apriva le porte a nuovi scenari e a nuove questioni che nel peggiore dei casi possono dirsi filosofiche e altrimenti, di nuovo, esistenziali. Il sottotitolo della seconda stagione, invece, era non a caso The Door , dopo che la serie aveva sviscerato il significato del labirinto in molte sue implicazioni, non solo culturali e citazioniste (che sarebbe forse poca cosa), ma soprattutto simboliche. Nel secondo episodio, emblematica è la doppia visione, iniziale e finale, della metropoli notturna e del cantiere in costruzione nel deserto di giorno. Per utilizzare e reinterpretare la terminologia di William, si tratta di un’immagine speculare del desiderio dell’Uomo e della macchina, quest’ultima riflesso di un desiderio “primitivo” e “panico” di vivere, che non conosce limiti e sentimenti decadenti. Ma in tutto questo, il confronto – che è di nece...

La percezione della realtà. Dietro le apparenze di uno spazio globale

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In questo articolo parlerò di alcune opere di quattro artisti contemporanei, per discutere della linea sottile che nella società separa ciò che è manifesto da ciò che è dissimulato. Ma l’analisi si estenderà oltre l’àmbito sociale e parlerà di come sia possibile una conoscenza dello spazio di tipo verticale, che vada oltre il contingente e abbia un significato simbolico più esteso. Le quattro opere sono quindi state ordinate in modo tale da passare dalla realtà sociale alla realtà dell’intelletto. L'opera di J. Wall Partiamo da Jeff Wall e dalla sua Dead Troops Talk (a vision after an ambush of a Red Army Patrol, near Moqor, Afghanistan, winter 1986) del 1992. Si tratta di una fotografia, strumento utilizzato in questo caso quale mezzo di finzione: l’allestimento del set rappresentato richiese un anno e coinvolse esperti di effetti speciali, truccatori, costumisti e via discorrendo. L’immagine finale è frutto di un montaggio digitale, costituito da fotografie separate. ...

Maze Runner e Divergent. Due storie di una società tradizionale post-apocalittica

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Le saghe di Maze Runner e di Divergent descrivono due diverse distopie, questo perlomeno a livello schematico. Si tratta – a ben guardare – di due esempi di società post-apocalittiche suddivise in caste. Non si vuole dire che gli scrittori delle due saghe abbiano voluto intendere questo, ma che nel genere post-apocalittico (tanto in voga negli ultimi decenni) la prospettiva di una divisione in caste va oltre l’idea odierna di limitazione della libertà e risponde, se non altro, a ragioni pratiche e funzionali. Descriveremo rapidamente queste due trilogie, per poi approfondire il rapporto tra esseri umani in una società post-apocalittica che sceglie di suddividersi in diversi gruppi sociali. La saga cinematografica di Maze Runner cominciava nel 2014, basandosi sul romanzo The Maze Runner (2009) di James Dashner. Un gruppo di ragazzi, definiti “Radurai”, si ritrova privo di memoria all’interno di una radura, circondata da un labirinto. Da anni tentano invano di trovare un’us...

I rischi della specializzazione e della settorialità

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La specializzazione è uno dei tratti caratteristici dell’odierna società occidentale. Soprattutto in àmbito scientifico, la ricerca è giunta ad un punto tale da aver portato i ricercatori a concentrarsi solamente su pochi aspetti della realtà, segnatamente quelli che coinvolgono appunto la loro indagine. D’altra parte, questa non è l’unica ragione di tale specializzazione, che infatti è entrata a far parte anche dei vari percorsi di studio, a partire almeno dalla scuola superiore. Così un indirizzo come quello classico appare oggi in forte crisi, poiché al contrario è strutturato per proporre una formazione di tipo “universale”. E lungi dal veder riconosciuta tale funzione, il liceo classico sta conoscendo un lento declino. Molti lo ritengono a conti fatti “inutile”, poiché non preparerebbe lo studente all’odierno mondo del lavoro; al contrario, altri sostengono che proprio la variegata formazione classica sia una marcia in più in questo mondo globale e che il problema, anzi, risieda...

Il fantasy e le sue razze da un punto di vista simbolico

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Questa riflessione prende le mosse dalla lettura dell’interessante articolo di Luca Pappalardo, intitolato È tempo che il fantasy abbandoni le razze? (e che trovate qui , sul sito di N3rdcore ). Ci siamo così confrontati con gli antichi miti e con il significato che essi hanno avuto nel contesto di una società tradizionale, per poi analizzare come questa eredità sia stata recepita nel presente. In tal senso abbiamo seguito l’articolo di Pappalardo per proporre ulteriori sfumature al suo discorso. In quanto al metodo, imposteremo il discorso non tanto in termini storici, quanto simbolici, altrimenti l’intero genere fantasy rischierebbe di perdere terreno rispetto alla realtà storica e sociale, con il rischio di subordinarsi ad essa. Al contrario, dal momento che riteniamo che il fantasy sia parte di un’eredità più antica (persino di origine sacrale), sosteniamo che quando esso sia cosciente del proprio passato e delle possibilità presenti, possa offrire utili contributi alla societ...