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Visualizzazione dei post con l'etichetta racconti

L'incubo del grande Nord in Gérard Prévot

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  Gérard Prévot riveste un ruolo peculiare nella cosiddetta “triade del fantastico belga”, in cui compaiono anche i nomi di Jean Ray e di Thomas Owen. Nato nel 1921, si avvicinò al genere soltanto negli anni Settanta, avendo maturato, nel frattempo, una ricca cultura letteraria (Poe, etc.), musicale (Bach, Mozart, Schubert e molti altri) e artistica (Modignani, etc.), che torna spesso nei suoi racconti. Lo scrittore e editore Jean Baptiste Baronian, nume tutelare della casa editrice Marabout, notò sùbito lo stile elegante, la proprietà di linguaggio e «quella sua visione post-romantica». Per Prévot, il fantastico non è un espediente per parlare d’altro o, al contrario, per fuggire dalla realtà: è anzi la continuazione della realtà stessa su un piano più sottile, mai del tutto separato da quello spazio-tempo che siamo abituati a vivere. Nei suoi racconti, come ho già analizzato per la raccolta Il demone di febbraio , il fantastico si pone spesso in continuità con la scienza e co...

Varcare la soglia nei racconti di Gérard Prévot

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  I ventuno racconti de Il demone di febbraio (Alcatraz, 2020) di Gérard Prévot appaiono in traduzione italiana (mi risulta per la prima volta) grazie al recupero certosino di una casa editrice, Alcatraz appunto, che alla “scuola belga del bizzarro” sta offrendo una grande e meritata visibilità. La traduzione di Luca Fassina restituisce un testo costruito su frasi brevi, una sintassi elegante e con pochi dialoghi funzionali alla storia. Questi micro-racconti si aprono, in genere, con un discorso generale, per elaborare poi atmosfere in cui giocano un ruolo essenziale il vento del Nord, il fuoco e lo spazio circoscritto che racchiude un segreto o un’ossessione di chi lo attraversa. Prévot non esagera con aggettivi e avverbi: li posiziona nei punti giusti e, per il resto, lascia che sia la situazione a evocare l’assurdo. Fa ampio uso dell’ironia e i ribaltamenti dei finali e le ambiguità sono frutto di un fraintendimento che egli architetta con cura, a volte con esiti felici, altr...

L'amante fedele di Massimo Bontempelli

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Copertina dell'edizione del 2023 di Utopia Editore Scritti tra il 1940 e il 1946, i racconti de L’amante fedele di Massimo Bontempelli vennero pubblicati nel 1953, anno in cui lo scrittore vinse il Premio Strega. Quindici titoli, di lunghezza differente, con l’ultimo racconto che adotta una struttura da romanzo breve e una suddivisione in capitoletti. Un’altra distinzione riguarda il passaggio dalla prima alla terza persona, tuttavia, pur intuendosi come i testi siano stati scritti in diverse fasi, lo stile risulta omogeneo. Un tratto che mi ha colpito, e che mi ha riportato alla mente gli scritti italiani dell’epoca, è l’alternanza dei tempi verbali passati con quelli presenti, anche all’interno dello stesso periodo, e l’utilizzo del passato remoto laddove oggi si preferisce il passato prossimo. Bontempelli è poi il maestro del realismo magico all’italiana e la maggior parte dei racconti de L’amante fedele lo dimostra. In una nuova edizione del 2023, Utopia Editore ci restit...

Peter Cameron e la trama sottesa al quotidiano

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  Dodici racconti apparsi in precedenza su diverse riviste, tra cui Rolling Stone e The New Yorker. Pur nell’irrealtà di alcune trame – su tutte, quella de Il cane segreto – queste storie sono una descrizione al dettaglio delle nostre esistenze. C’è la parte realistica, ovvero i dialoghi quotidiani, che per la maggior parte non portano a nulla, e le scelte banali (meglio una Coca o una 7 Up?), che scandiscono le giornate. C’è però anche la parte nebulosa dell’esistenza, fatta di lutti, dolori soffocati, amori non corrisposti e insicurezze. Che cosa fa la gente tutto il giorno? Ciò che ti immagini e vivi in prima persona: gli impegni, la visione di un film, le decisioni da cui non si torna più indietro, i progetti di vita che si avverano e, soprattutto, quelli che non si realizzano mai. Incompiutezza e storture sono misura di ogni esistenza umana: «Ricordo di aver pensato che anche il mondo sarebbe finito così, con le persone che scomparivano in silenzio, una dopo l’altra, come...

J. D. Salinger. Holden e la scrittura per la vita

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  Ritratto di Salinger creato da Robert Vickrey per la copertina di Time L’autore   Per certi versi, la biografia di Jerome David Salinger è ancora più affascinante della sua opera. Nel mio Ānanda (PubMe, 2021), mi sono ispirato alla sua vita nel racconto Lettere di guerra , per la parte relativa agli ultimi anni del protagonista. In merito a questo post, le citazioni provengono dall’ Invito alla lettura di Salinger (Mursia, 1999) di Ennio Ranaboldo. Per un ulteriore approfondimento sullo scrittore, rimando a questo post del blog. Salinger nacque a New York nel 1919: il padre era un commerciante di origini ebraico-lituane; la madre era una casalinga di origini tedesche, scozzesi e irlandesi, convertitasi all’ebraismo. Il giovane Jerome si iscrisse a un’accademia e college militare, in Pennsylvania, per finire poi alla New York University. Lasciò presto gli studi: accettò un lavoro su una nave da crociera e in seguito lavorò per il padre nel commercio di carne a Vien...