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Visualizzazione dei post con l'etichetta film di fantascienza da vedere

Cherry 2000. L'amore tecnologico visto dagli anni Ottanta

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  C’è chi attraversa il deserto per amore. E c’è chi lo fa per trovare un corpo nuovo a una moglie robotica fusa per un bicchiere di latte. Benvenuti in Cherry 2000 , per la regia di Steve DeJarnatt, uno di quei piccoli cult degli anni Ottanta che oggi risultano ancora più strani e brillanti di quanto fossero all’epoca (e questo dovrebbe farci riflettere su ciò che siamo diventati).   Siamo nel 2017, in un futuro postindustriale dove l’umanità ha barattato la complessità delle relazioni con la sicurezza dei partner sintetici. Sam Treadwell (David Andrews), uomo d’affari gentile ma emotivamente disorientato, vive con la sua Cherry 2000, una moglie androide programmata per soddisfare ogni desiderio con perfetta docilità. Ma un banale incidente domestico manda in corto circuito il suo modello, e qui inizia il viaggio. Per reinstallarla, Sam ha bisogno di trovare un nuovo “guscio”, ma i Cherry 2000 sono fuori produzione. L’unico esemplare rimasto si trova in una zona proibita ...

Starman. Un Carpenter amoroso

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  Non capita spesso che un regista come John Carpenter, maestro dell’horror e della tensione urbana, scelga di raccontare una storia d’amore venuta dallo spazio. Eppure Starman (1984) è anche questo: un film di fantascienza malinconico, dove l’alieno non rappresenta una minaccia, ma un riflesso tenero e straniante dell’umano. È una storia che discute il modo in cui affrontiamo il lutto e i progetti di vita falliti per uno scherzo del destino.   La storia prende avvio da un incidente spaziale: una sonda terrestre lancia un messaggio di benvenuto nello spazio profondo, e qualcuno risponde, ma l’atterraggio non va come previsto: le autorità militari colpiscono l’astronave e l’essere a bordo è costretto a rifugiarsi in una casa sperduta nel Wisconsin. Lì, per sopravvivere e per farsi comprendere, assume la forma del marito defunto della donna che vi abita: Jenny Hayden (Karen Allen), una donna fragile ma mai passiva, vedova da poco e ancora piena di dolore. L’alieno – il “...

Giochi stellari, il mito dell'eroe nello spazio

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  Un viaggio epico nello spazio, che muove i primi passi da un videogioco arcade. Giochi stellari ( The Last Starfighter , 1984) è una piccola perla della fantascienza anni Ottanta, che unisce il tema del classico viaggio dell’eroe a un’avventura spaziale. Diretto da Nick Castle e scritto da Jonathan R. Betuel, la trama segue Alex Rogan (Lance Guest), un adolescente che vive in un modesto parco di roulotte, sognando di sfuggire alla monotonia della sua vita quotidiana. Il destino gli si presenta sottoforma di un videogioco arcade, Starfighter, che si rivela essere un test per reclutare piloti spaziali. Trasportato nel cosmo da Centauri (Robert Preston), un enigmatico e carismatico emissario extraterrestre, Alex è chiamato a combattere la minaccia portata dall’Impero Ko-Dan.   Il film si distingue per l’uso pionieristico degli effetti speciali in CGI (viene mostrata la prima battaglia spaziale girata con questa tecnologia), un’innovazione per l’epoca che, pur mostrando o...

Ridefinire la parodia. Spaceballs di Mel Brooks

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  Tra parodia e una narrazione ben costruita, Balle spaziali ( Spaceballs , 1987), diretto da Mel Brooks, è una dichiarazione d’amore – ironica e dissacrante – al cinema di fantascienza e in particolare alla space opera. A partire da Star Wars , che viene smontato e ricostruito con una comicità irriverente e sagace, ma non mancano altri omaggi, per esempio a Star Trek , a Il pianeta delle scimmie e a Alien (lo sketch dell’alieno che canta Hello! Ma Baby è pura poesia).   In tutto ciò, la pellicola riesce a non essere schiava dei suoi modelli. Gli effetti speciali sono volutamente datati e caricaturali, e finiscono per aggiungere un fascino retrò che celebra e ridicolizza al contempo l’estetica sci-fi degli anni Ottanta. E la navicella Spaceball One è un perfetto esempio di come si coniughino queste due istanze visive e narrative.   La storia segue le vicende di Lone Starr (Bill Pullman), un improbabile eroe che richiama Han Solo, e del suo fedele compagno Barf...

Parole, memoria, divergenza nel Fahrenheit 451 di François Truffaut

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  «L’unico modo per sentirci felici è essere tutti uguali.» È il concetto espresso dal capitano dei vigili del fuoco, rivolgendosi al protagonista Montag. Bisogna diventare tutti ignoranti, ripudiare la lettura, perché essa fa sentire il lettore superiore agli altri e ciò crea disarmonia nella società. È necessario che i libri si consumino tra le fiamme, sostiene il capitano con in mano una copia del famigerato volume scritto dall’imbianchino austriaco (curiosa ironia della sorte per l’opera di uno dei più famosi distruttori di libri della storia!). Nella società ideata da Bradbury (citato nel film con le sue Cronache marziane ), e qui interpretata da uno dei maestri nella nouvelle vague, sono le parole a spaventare nel loro complesso. In particolare, le parole che conducono alle lacrime, anche se per la commozione di fronte a qualcosa di terribile e sublime. Le parole risvegliano emozioni che scuotono da dentro: le amiche della moglie di Montag non vogliono ascoltare la le...