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Il Nosferatu di Eggers

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  Giovedì scorso ho visto Nosferatu di Robert Eggers. Confesso che non sentivo tutta questa smania di recuperare il nuovo adattamento del soggetto, ma sono amante del genere e del personaggio e ho voluto rivivere in una chiave inedita le atmosfere della storia. La premessa è che il film è godibile, soprattutto da chi non ha mai visto il Nosferatu del 1922 di Murnau e quello di Herzog del 1979. Mi riferisco, in particolare, ai più giovani, che qui possono trovare una pellicola aesthetic (una parola sicuramente meno longeva di Orlok!), incentrata su una figura femminile libera e indipendente, capace di ribellarsi al suo demone e di portare la comunità alla catarsi per suo tramite. La novità del Nosferatu di Eggers è tutta qui: in una nuova femminilità che mette in secondo piano una creatura anonima, dal volto poco espressivo (e quasi sempre oscurato) e da un’estetica che può far sorridere, rifacendosi a quella tipica del cosacco con i baffoni e il ciuffo di capelli penzolon...

I contenuti strutturati sui social. Una riflessione personale

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  Édouard Manet, Ritratto di Zacharie Astruc (1866) Per alcune settimane ho sperimentato le live su IG: una di martedì, incentrata sui libri, e una di giovedì, per i film e le serie tv. Vorrei fare il punto su questa esperienza, in modo che possa essere utile ad altre persone che gestiscono “pagine” social. Sarà molto sincero nell’analisi. In tre settimane e sei dirette ho capito alcune cose dei meccanismi di IG che prima potevo solo teorizzare.   1. Instagram è un social sempre più improntato a una parte video veloce, quasi tutta senza audio o con tracce musicali o sonore di tendenza. In questo senso, rincorre TikTok. Di conseguenza, penalizza i contenuti troppo lunghi.   2. Pubblico e mercato sono meccanismi che tendono a mordersi la coda l’un l’altro. Il fatto che IG abbia virato sui reel è anche perché gli utenti chiedono o si sono abituati a quella rapidità di fruizione. YouTube, per esempio, ha fatto qualcosa di analogo con gli shorts , per ora in fase e...

Monografie d'arte. Antonio Canova

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  Thomas Lawrence, Ritratto di Antonio Canova  (1815-19) Come furono i primi anni del giovane Canova?   Antonio Canova nacque a Possagno, nel trevigiano, nel 1757. Figlio di uno scalpellino, Pietro, il padre morì quand’era giovane: la madre, Angela Zardo, anch’essa parte di una famiglia benestante di scalpellini, si risposò con Francesco Sartori e Antonio fu affidato al nonno Pasino Canova, del mestiere di famiglia. Nel 1768, divenne protetto del senatore Giovanni Falier, che notandone il talento lo fece entrare nella bottega dello scultore Giuseppe Bernardi a Pagnano d’Asolo. Si trasferì poi a Venezia, dove frequentò l’Accademia e la Galleria Farsetti. Nel 1775, aprì un suo studio nel chiostro di Santo Stefano a Venezia e qualche anno dopo lo trasferiva a San Maurizio. Nel 1778 realizzò il gruppo Dedalo e Icaro per Pietro Vettor Pisani, procuratore di San Marco, che fu esposto alla fiera della Sensa, la festa dell’Ascensione di Cristo. Con i cento zecchini gua...