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La percezione della realtà. Dietro le apparenze di uno spazio globale

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In questo articolo parlerò di alcune opere di quattro artisti contemporanei, per discutere della linea sottile che nella società separa ciò che è manifesto da ciò che è dissimulato. Ma l’analisi si estenderà oltre l’àmbito sociale e parlerà di come sia possibile una conoscenza dello spazio di tipo verticale, che vada oltre il contingente e abbia un significato simbolico più esteso. Le quattro opere sono quindi state ordinate in modo tale da passare dalla realtà sociale alla realtà dell’intelletto. L'opera di J. Wall Partiamo da Jeff Wall e dalla sua Dead Troops Talk (a vision after an ambush of a Red Army Patrol, near Moqor, Afghanistan, winter 1986) del 1992. Si tratta di una fotografia, strumento utilizzato in questo caso quale mezzo di finzione: l’allestimento del set rappresentato richiese un anno e coinvolse esperti di effetti speciali, truccatori, costumisti e via discorrendo. L’immagine finale è frutto di un montaggio digitale, costituito da fotografie separate. ...

Maze Runner e Divergent. Due storie di una società tradizionale post-apocalittica

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Le saghe di Maze Runner e di Divergent descrivono due diverse distopie, questo perlomeno a livello schematico. Si tratta – a ben guardare – di due esempi di società post-apocalittiche suddivise in caste. Non si vuole dire che gli scrittori delle due saghe abbiano voluto intendere questo, ma che nel genere post-apocalittico (tanto in voga negli ultimi decenni) la prospettiva di una divisione in caste va oltre l’idea odierna di limitazione della libertà e risponde, se non altro, a ragioni pratiche e funzionali. Descriveremo rapidamente queste due trilogie, per poi approfondire il rapporto tra esseri umani in una società post-apocalittica che sceglie di suddividersi in diversi gruppi sociali. La saga cinematografica di Maze Runner cominciava nel 2014, basandosi sul romanzo The Maze Runner (2009) di James Dashner. Un gruppo di ragazzi, definiti “Radurai”, si ritrova privo di memoria all’interno di una radura, circondata da un labirinto. Da anni tentano invano di trovare un’us...

I rischi della specializzazione e della settorialità

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La specializzazione è uno dei tratti caratteristici dell’odierna società occidentale. Soprattutto in àmbito scientifico, la ricerca è giunta ad un punto tale da aver portato i ricercatori a concentrarsi solamente su pochi aspetti della realtà, segnatamente quelli che coinvolgono appunto la loro indagine. D’altra parte, questa non è l’unica ragione di tale specializzazione, che infatti è entrata a far parte anche dei vari percorsi di studio, a partire almeno dalla scuola superiore. Così un indirizzo come quello classico appare oggi in forte crisi, poiché al contrario è strutturato per proporre una formazione di tipo “universale”. E lungi dal veder riconosciuta tale funzione, il liceo classico sta conoscendo un lento declino. Molti lo ritengono a conti fatti “inutile”, poiché non preparerebbe lo studente all’odierno mondo del lavoro; al contrario, altri sostengono che proprio la variegata formazione classica sia una marcia in più in questo mondo globale e che il problema, anzi, risieda...

Il fantasy e le sue razze da un punto di vista simbolico

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Questa riflessione prende le mosse dalla lettura dell’interessante articolo di Luca Pappalardo, intitolato È tempo che il fantasy abbandoni le razze? (e che trovate qui , sul sito di N3rdcore ). Ci siamo così confrontati con gli antichi miti e con il significato che essi hanno avuto nel contesto di una società tradizionale, per poi analizzare come questa eredità sia stata recepita nel presente. In tal senso abbiamo seguito l’articolo di Pappalardo per proporre ulteriori sfumature al suo discorso. In quanto al metodo, imposteremo il discorso non tanto in termini storici, quanto simbolici, altrimenti l’intero genere fantasy rischierebbe di perdere terreno rispetto alla realtà storica e sociale, con il rischio di subordinarsi ad essa. Al contrario, dal momento che riteniamo che il fantasy sia parte di un’eredità più antica (persino di origine sacrale), sosteniamo che quando esso sia cosciente del proprio passato e delle possibilità presenti, possa offrire utili contributi alla societ...

Un approccio umanistico al rapporto tra governo, economia e concetto di potere

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Hans Haacke, Les must de Rembrandt (1986) Partiamo dalle basi. Il Presidente del Consiglio propone i ministri, il Presidente della Repubblica li nomina. Quest’ultimo – è nelle sue facoltà – può rifiutare una o più nomine. Fatta questa doverosa precisazione, sarebbe ridicolo da entrambe gli schieramenti (pro e contro Mattarella) perdersi in dispute di diritto, quando la Costituzione è abbastanza chiara su questo, compreso l’ampio margine di discrezionalità che compete al PdR. Ciò su cui vale la pena porre l’attenzione, anzi, è il contenuto della decisione di Mattarella più che la forma, con tutte le conseguenze del caso. Il messaggio che filtra al cittadino medio – corretto o scorretto che sia – è che su pressione dei mercati finanziari il PdR ha scelto di rifiutare il governo di Conte. Molti accusano Mattarella di aver attentato alla Costituzione, di essere stato eversivo e affermano che in Italia si viva sotto dittatura. La prenderemo larga. Il filoso Theodor Adorno scrive...

Tredici. Un commento alla seconda stagione

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Prima di tutto un presupposto. Era necessario proseguire la vicenda di Tredici ? La risposta è no. Ma dal momento che nel mondo dell’intrattenimento e dell’arte le necessità si possano creare, analizzeremo la seconda stagione, che in fin dei conti consente di integrare quanto era stato lasciato in sospeso o raccontato solo in modo parziale. L’inizio della seconda stagione di Tredici è piuttosto lento e chiaramente legato al finale della prima stagione e alla necessità di riprenderne il discorso. Ma fin dal primo episodio cominciamo a scoprire gli altri punti di vista, a loro volta spesso esasperati, come lo erano alcuni pensieri formulati da Hannah. Nel mezzo, forse, la possibilità di costruire una verità. Ma solo di costruire, perché la realtà in esame è stata modificata dai protagonisti a un livello tale da aver perduto per sempre l’effettiva verità dei fatti. E questo è quello che riaffiora episodio dopo episodio: l’impossibilità, spesso, di dividere in modo netto buoni e catt...

Dolore e sofferenza nella relazione con il male

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Il dolore: il polo negativo Guardando il film di The House That Jack Built  ( qui  il trailer), ultima fatica di Lars von Trier, non abbiamo potuto fare a meno di ricollegarci a quanto detto in passato su questo blog a proposito del male ( qui e qui ). Il film è ambientato negli Stati Uniti degli anni Settanta. Il protagonista è Jack, un ingegnere ossessivo compulsivo all’apparenza piuttosto introverso. Con il tempo si trasforma in un serial killer, ma dal suo punto di vista è più corretto parlare di un “artista”. Per Jack, infatti, ogni omicidio è un’opera d’arte, da curare in modo maniacale. Nonostante la pressione della polizia, il suo obiettivo è di realizzare l’opera d’arte definitiva, costituita da una casa arricchita dai “cimeli” degli omicidi. Ci colleghiamo così a quanto detto nel primo dei due post che avevamo scritto. Lars von Trier ci propone per l’ennesima volta una narrazione del dolore attraverso l’arte cinematografica e nel farlo parla in buona par...