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La degenerazione e l'ignoto splendore

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In questa Terra vi è qualcosa di orripilante e qualcosa di bellissimo. È orripilante l’autostrada che ho di fronte, con camion e automobili, il grigiore cocente dell’asfalto, il rumore insopportabile dei motori, l’odore greve dello smog. Ma il problema è che anche l’albero che ho di fronte, benché non sia orripilante, non è affatto bello. Lo osservo e non posso pensare ad altro che il fatto che esso sia artificiale e che la sua vera natura sia stata corrotta. Avverto in ogni fenomeno naturale questa corruzione, che è ben diversa dalla morte. Non ho certo paura di qualcosa di inevitabile, ma questa degenerazione mi fa riflettere. Riconosco il valore della nascita e della rinascita. Quando vedo crescere i semi che ho piantato, oppure quando le mie piante sono in pieno rigoglio, apprezzo e rimango affascinato dalla vita. Eppure, tutto ciò si corrompe. La natura si abbatte da sé, seme dopo seme, foglia dopo foglia, abbruttendosi. E questo non ha nulla a che vedere con la vecchiaia, poic...

Sui limiti della Storia e le capacità del male

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La politica e la religione sono ormai diventati pretesti per legittimare la violenza umana, che è al contrario atavica e indifferente ad ogni parte, ad ogni latitudine. Nemmeno la cultura e il ricordo possono vincere questa certezza che è il male, perché l'essere umano vive in un eterno presente ed anche la Storia non è che un racconto destinato ad alterne fortune. Se la Storia fosse "maestra di vita" avremmo evitato molti errori già compiuti, molte ideologie rimescolate, fonti di un pensiero che si articola, ma non si esalta. La Storia ritorna in modo ciclico, e allo stesso tempo come una spirale si evolve e degenera. Ed è un circolo vizioso, in cui anche le guerre diventano battaglie e in nessun caso si vince fino in fondo. Questo perché l'essere umano si è convinto, e crede ciecamente, che si possa sconfiggere il male, dal momento che non manca un solo istante di vederlo negli altri, ma mai in se stesso. La politica e la religione, che avrebbero ben altre ...

Sulla necessità di dare spazio al dubbio

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Qualche giorno addietro, mi è capitato di inserirmi in una discussione in merito all’efficacia dell’omeopatia. A dire il vero, l’argomento di partenza era di tutt’altro genere, ma per una ragione imprecisata, si è giunti a questo tema. Nel mio intervento non sono affatto entrato nel merito; ho più che altro parlato di metodo. Raramente mi ritrovo a commentare, ma ero stato mosso dall’arroganza, o supponenza, di una persona. La discussione è stata lunga e infruttuosa – non che mi aspettassi il contrario – tuttavia ripropongo alcuni concetti base. Ho ritenuto arrogante il fatto che il commentatore avesse enunciato di voler boicottare le farmacie che vendono rimedi omeopatici, dal momento che ognuno deve essere libero di curarsi e semmai di porre fine alla propria esistenza nella maniera che ritiene più dignitosa e umana. E non è arroganza la mia – al contrario, come invece mi è stato contestato – il voler affermare che non possa avvenire un boicottaggio, poiché il principio di bas...

Dall'ordine al caos

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Giovan Francesco Capoferri (su disegno di Lorenzo Lotto), Magnum Chaos  (prima metà XVI secolo) Dopo un così lungo ordine, è necessario anche questo caos. Per lo storico Henry B. Adams:  «Il caos spesso genera la vita, laddove l’ordine spesso genera l’abitudine».  Negli ultimi decenni ci siamo abituati ad un’idea di disciplina. L’ordine porta con sé stabilità, un generale torpore morale; l’ordine diventa gerarchia, burocrazia, istituzione: è a quel punto che si instaura una dittatura del qualunquismo, dove popolo e gerarchi dormono tra i propri agi, nella routine più grigia. «Ma procediamo con disordine. - diceva Marcello Marchesi - Il disordine dà qualche speranza. L’ordine nessuna. Niente è più ordinato del vuoto». Solo allora un po’ di caos può restituire movimento a questa condizione. Che dunque i Paesi europei in difficoltà escano dall’euro; che gli USA minaccino la Russia apertamente; che i migranti non possano uscire dall’Italia; che l’ISIS avanzi alle...

Un discorso sulle band. Costi, compensi, opportunità

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Ho deciso di affrontare un argomento “caldo”, che riguarda le band e la gestione di eventi musicali. Dirò ben poco, a dire il vero, perché se ne parla già tanto sul web. Mi sono quindi limitato a selezionare alcuni dibattiti della rete, che penso possano fungere da breve sintesi. Il cachet Il primo argomento riguarda l’innominabile cachet. Le domande più ovvie sono: quanto può chiedere un gruppo per un concerto? Come variano i prezzi da un bar, a un ristorante, a una sagra? Come varia il cachet a seconda del numero di membri e del genere musicale? Tutte queste domande non avranno una risposta numerica da parte mia, per una semplice ragione: è chiaro che il costo varia in base alla grandezza del locale (o della sagra), e indubbiamente ci sono variazioni di costo da regione a regione, così come da sagra a sagra, che spesso viene organizzata da volontari (quindi privati), che non hanno grandi capitali da investire. Non solo per la musica. Il primo forum con un buon dibattit...

Il valore magico del nome

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Riprendo il discorso sul valore magico del nome (già introdotto  qui ), prendendo come esempio il nome segreto di Roma e il mito riguardante il vero nome di Ra. Il nome segreto di Roma Roma ebbe un nome segreto, impronunciabile, pena la morte. Solo i Pontefici Massimi lo conoscevano e tramandavano, come ci conferma Giulio Solino, un dotto vissuto nel III secolo d.C. Egli afferma che questo nome era a conoscenza dei soli capi di stato, che lo tramandavano al momento del passaggio del potere. Il Pontefice Massimo pronunciava il nome segreto solo ed esclusivamente durante i sacrifici rituali. Si ha prova di un antico rituale compiuto durante il solstizio d’inverno in onore della dea Angerona, la cui statua ha la bocca bendata, forse proprio per alludere alla segretezza. Macrobio, un funzionario imperiale vissuto tra il IV ed il V secolo d.C., nei suoi Saturnalia , riporta che il nome arcano era scritto in libri antichissimi, però ognuno di essi citava un nome diverso, q...

Animismo e paranormale

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Il paranormale «Esiste il paranormale?» Sessant’anni dopo gli esperimenti di Rhine negli Stati Uniti, l’interrogativo viene puntualmente riproposto. I miracoli, quelli di Cristo, dei santi o dei saggi vengono sempre contestati in nome della logica e della ragione. La nostra visione del mondo fa perno su quanto asseriscono le scienze. Ora, queste scienze non si sono scrollate di dosso una notevole perplessità nei riguardi del cosiddetto «paranormale», a dispetto delle brillanti conferme sperimentali (Roux, 1986; Varvoglis, 1992; Broughton, 1995, eccetera). Permane la contestazione, consolidata dall’assenza di spiegazioni coerenti nell’àmbito di questi fenomeni. Non posso che riprendere, parola per parola, ciò che Jung sosteneva nel 1950: «Nella mia veste di psichiatra e di psicoterapeuta sono venuto spesso a contatto con i fenomeni in questione e ho potuto in particolare accertarmi della loro importanza ai fini dell’esperienza interiore dell’uomo. Si tratta perlopiù...