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Hemingway & Melville. Storie di vita e di ossessioni

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Terzo appuntamento psicologico-letterario a cui partecipo sul canale Il bar della psicologia , gestito dal dottor Adriano Grazioli, che potete trovare sui vari social. La rubrica in cui mi inserisco è il  Podcast letterario , all’episodio 40. Di seguito, trovate il video su YouTube e  qui  il link a Spotify: segue una selezione scritta di alcuni interventi centrali. Per un ulteriore approfondimento su Melville e Hemingway, rimando a un altro post di questo blog: qui .   *   AS: Per quanto riguarda Melville, siamo di fronte a un autore che non si può ridurre al solo Moby Dick . Allo stesso modo in cui non si può ridurre Dante alla sola Divina Commedia , benché nessuna analisi possa escluderla del tutto. Conosciamo i programmi scolastici italiani… e trattandosi poi di letteratura in lingua inglese, considerando che si tagliano i programmi di letteratura italiana, si capisce che cosa succeda con quella anglo-americana. È già tanto se nelle ore di inglese a ...

Melville e Hemingway. Tensione per la morte, lotta per la determinazione

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  Hans Gude, Sailing Into Oslo Fiord  (1872)   Melville e Moby Dick   Melville nacque nel 1819 a Manhattan, New York, da un padre che si occupava di importazioni e da una madre di origini olandesi e calviniste, della famiglia dei Gansevoort. Entrambi i nonni presero parte alla Rivoluzione americana in prima fila e questo dovette contribuire allo spirito unionista del nipote durante la guerra civile. Il padre morì quando Herman aveva dodici anni, a seguito di investimenti sbagliati che aggravarono la sua salute: la famiglia conobbe difficoltà economiche e fu da allora che il cognome Melvill acquisì la e finale. A soli diciannove anni, il giovane decise di imbarcarsi sulla St. Lawrence in direzione Liverpool. Al suo ritorno cominciò a insegnare e nel 1841 si imbarcò sulla baleniera Acushnet. Dopo circa un anno e mezzo di navigazione, Melville e un marinaio si allontanarono su un’isola dell’arcipelago delle Marquesas e si imbatterono nella tribù dei typee, noti...

Impronte di classici III

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Sir John Lavery,  Alice  (1919) La rubrica  Impronte di classici  si propone di commentare i classici della letteratura. Non si tratta di recensioni, bensì di impressioni, utili a fornire un rapido sguardo d’insieme sulle opere e ad evidenziarne alcuni aspetti. L’obiettivo è offrire ai lettori una sintesi ed eventualmente sollecitarne o disincentivarne la lettura. Nella rubrica di oggi parlo di cinque libri: Frankenstein; or, The Modern Prometheus di M. Shelley, Moby-Dick; or The Whale di H. Melville, The Prophet di K. Gibran, Nineteen Eighty-Four di G. Orwell, Lord of the Flies di W. Golding. Per queste e altre impressioni di classici – e non solo – mi trovate anche su Goodreads ( qui ).   Mary Shelley, Frankenstein; or The Modern Prometheus ( Frankenstein , 1818, 1831)   Foto promozionale dell'attore Boris Karloff, per Bride of Frankenstein  (1935) Mary Shelley ha consegnato al mondo una di quelle rare storie che, in tempi ant...