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Di attualità in attualità. Atti umani di Han Kang

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  Atti umani (2014, pr. ed. Adelphi 2017) è il romanzo che ho preferito di Han Kang , anche rispetto al seguito ideale, Non dico addio (2021, pr. ed. Adelphi, 2024). In questo romanzo, la storia narrata è contemporanea e, per il lettore occidentale, è necessaria una breve descrizione del contesto. Nel 1979, il presidente sudcoreano Park Chung-hee venne assassinato e, poco dopo, iniziò la dittatura del generale Chun Doo-hwan , il quale, nella primavera del 1980, represse nel sangue la rivolta della popolazione di Gwangju, città a sud del Paese. I ribelli si asserragliarono in diversi edifici per una decina di giorni: erano uomini e donne, soprattutto professori e studenti, che chiedevano a gran voce riforme democratiche. Il numero delle vittime del massacro è ancora incerto, ma le stime variano da mille a tremila morti. Diverse persone furono arrestate e trascorsero giorni o mesi nelle carceri, sottoposti a tortura. Il governo parlò di una rivolta comunista da sedare e Chun Do...

La malinconia degli scritti di Han Kang

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  L’ora di greco ( Adelphi , 2023) di Han Kang è un libro che mi ha portato fuori dalle mie consuete letture, come è giusto che sia. Dell’Autrice apprezzo lo stile, quel tentativo di ridurre la molteplicità a poche parole. Noi occidentali, forse, diremmo “a frammenti”: ma i frammenti di Han Kang sono di grande valore e vivono di vita propria, come quell’unica parola che potrebbe racchiudere tutto il significato del mondo e che i due protagonisti ricercano, invano: «Quando il bambino che aveva messo al mondo sette anni prima e che non poteva più veder crescere aveva imparato a parlare, le capitava di sognare una parola che condensava tutte le lingue dell’umanità. Era un incubo così realistico da lasciarle la schiena fradicia di sudore. Un’unica parola carica di una densità e una gravità spaventose. Una parola che, se qualcuno l’avesse pronunciata, sarebbe esplosa all’istante, espandendosi come la materia al principio dell’universo.»   Da un lato, abbiamo una donna, che ...

Parliamo della Premio Nobel per la letteratura 2024: Han Kang

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Avevate letto qualcosa della scrittrice sudcoreana Han Kang prima che ottenesse il Premio Nobel? Io l’ho scoperta con Convalescenza ( Adelphi , 2019), una raccolta di due racconti: quello che dà il titolo all’edizione italiana e Il frutto della mia donna , rispettivamente del 2013 e del 1997. Premetto che questo non è un articolo per discutere dello spinoso tema dei premi letterari, nazionali e internazionali: specifico soltanto che, per quanto mi riguarda, pur apprezzando alcuni elementi della scrittura di Han Kang , non penso che meritasse il Nobel più di altri scrittori viventi o scomparsi di recente ( Cormac McCarthy , etc.). Qui mi limiterò a raccontare i suoi libri, con ciò che mi hanno lasciato.   Convalescenza ; Il frutto della mia donna   Nel racconto Convalescenza , la scrittrice impiega l’insolita seconda persona singolare: si rivolge alla protagonista Jeong, ma l’artificio letterario tende a infondere al lettore una maggiore empatia per il personaggio...