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L'ostinata ricerca dell'utopia. I figli di Dune

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  Sette anni dopo l’uscita del secondo volume della saga, nel 1976 veniva pubblicato I figli di Dune . La storia riparte nove anni dopo la scomparsa di Paul “Muad’Dib” Atreides nel deserto: l’impero da lui fondato è già in declino sotto la reggenza della sorella Alia, per quanto Arrakis continui a essere trasformato in un pianeta fertile. I due giovani gemelli di Paul, Leto II e Ghanima, sono custodi di un terrificante potere ereditario: possiedono fin dalla nascita le memorie genetiche di tutti i loro antenati, mentre intorno a loro si muovono complotti politici (le antiche Case aristocratiche, il Bene Gesserit e altri ancora) e fermenti di ribellione tra i Fremen, ispirati dalle prediche di un misterioso Predicatore cieco che denuncia la corruzione dell’Impero. Su questo intreccio fantascientifico-politico, Herbert innesta la consueta ricca esplorazione di temi filosofici e sociali che rendono l’opera un romanzo molto più stratificato di quanto questa breve sinossi possa sugger...

La difficoltà di preservare un impero. Messia di Dune

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  Dodici anni dopo gli eventi narrati in Dune , Paul Atreides è ormai divenuto imperatore e il fanatismo che ne circonda il mito ha scatenato un Jihad interstellare. In Messia di Dune (1969), Herbert ribalta l’archetipo dell’eroe vincente, mostrandone la caduta e le contraddizioni. Paul, pur essendo formalmente il sovrano più potente di tutti i tempi, si trova impotente di fronte alla forza del mito religioso che ha generato. Oltre sessanta miliardi di persone sono già morte nel suo Jihad, ma la prescienza di Paul gli mostra che perfino quella carneficina potrebbe essere lontana dal peggior futuro possibile e lo spinge a cercare strade alternative per salvare l’umanità.   A differenza di Dune , in cui seguiamo l’ascesa di Paul, in Messia di Dune assistiamo alla crisi dell’eroe una volta al potere. Herbert vuole esplicitamente indagare i limiti del potere assoluto: «Ogni questione religiosa, governativa o finanziaria, si riassume in questa: Chi eserciterà il potere? Le...

Come e perché Dune di Herbert ha sparigliato le carte

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  Nel panorama della fantascienza del suo tempo, Dune (1965) di Frank Herbert ha rappresentato un salto di qualità netto, quasi un punto di rottura. Nessuno aveva creato prima un’opera con quella complessità sistemica, in cui ecologia, religione, antropologia, politica e mistica si intrecciassero in modo così organico e stratificato. No, nemmeno Asimov con i suoi vasti cicli narrativi. Non è infatti solo una questione di ampiezza del worldbuilding: è proprio la profondità del pensiero organico che Herbert introduce a rendere il romanzo un unicum per il periodo. Questo, chiaramente, non significa che non vi siano stati dei predecessori.   Forse Olaf Stapledon è il più vicino a Herbert in termini di ambizione cosmica e riflessione filosofica sull’evoluzione dell’umanità. Il suo approccio però è molto più astratto, quasi teologico e disincarnato, tanto che le sue opere assomigliano più a speculazioni cosmologiche che a romanzi nel senso moderno. Su un filone spirituale, c...