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Visualizzazione dei post con l'etichetta filosofia

Julius Evola. L'arte, la filosofia, la politica

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  Giulio Cesare Evola, meglio noto con lo pseudonimo Julius, è stata una figura emblematica del pensiero politico della destra tradizionale. In giovane età, la lettura di autori quali Nietzsche, Michelstaedter e Weininger lo avvicinò a posizioni anticristiane e a un atteggiamento di disprezzo per le convenzioni borghesi. Disdegnando i titoli accademici, non discusse la tesi alla facoltà di ingegneria e si dedicò a tempo pieno all’arte e alla letteratura. Conobbe intellettuali e artisti, da Giovanni Papini a Giacomo Balla e a Filippo Tommaso Marinetti. Nel 1919, partecipò a un’esposizione futurista a Milano, ma presto prese le distanze dal movimento, rifiutandone il sensualismo, l’esaltazione del macchinismo e l’adesione alla propaganda antigermanica. Proprio durante la prima guerra mondiale, sostenne l’esigenza di schierarsi al fianco degli Imperi centrali. Combatté come ufficiale d’artiglieria e, tornato a Roma dopo il conflitto, attraversò una crisi esistenziale, dalla quale us...

Un pensatore almohade. Il filosofo Ibn Ṭufayl

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  Copertina dell'edizione Rusconi del 1983 Ibn Ṭufayl è stato un arabo musulmano originario di Guadix, Andalusia. Nato intorno al 1105, fu segretario dei governanti di Ceuta e Tangeri, nonché del sovrano di Granada. Più tardi divenne visir e medico del califfo almohade, al quale raccomandò Averroè come suo successore, dopo averlo sollecitato a tradurre e commentare Aristotele. Ibn Ṭufayl morì nel 1185 in Marocco.   Il filosofo fu promotore della svolta andalusa in àmbito astronomico, che portò ad abbandonare le teorie tolemaiche. Come medico, fu tra i primi sostenitori della dissezione e dell’autopsia. Gli si attribuisce inoltre la nascita del romanzo filosofico, con l’ Epistola di Ḥayy bin Yaqẓān , opera influenzata dal sufismo. Racconta la storia di un bambino nato dalla terra su un’isola, «il più perfetto dei luoghi della terra», e cresciuto da una gazzella. Ḥayy bin Yaqẓān individua nel cuore la sede dell’anima, dopo aver dissezionato il corpo defunto della ma...

L'oscura meraviglia di H. P. Lovecraft. Parte II

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  Il testo che segue continua e conclude l’analisi iniziata nella prima parte, qui .   Lovecraft non era un occultista, ma uno scrittore dell’orrore   Se Dagon è il racconto delle “prove generali” per la costruzione del suo universo, The Nameless City contiene i semi della mitologia legata a Cthulhu: il racconto presenta il tema di una civiltà antichissima venuta dallo spazio, in possesso di conoscenze proibite agli umani. Viene inoltre citato l’“arabo pazzo” Abdul Alhazred, autore dell’immaginario Necronomicon , testo con cui l’esploratore del racconto va alla ricerca della Città senza Nome. Qui infine è presente il celebre distico: «Non è morto ciò che in eterno può attendere, / e col passar di strane ère, anche la Morte muore.» Al Necronomicon si aggiunse altro materiale fittizio: i documenti frammentari e intraducibili della Grande Razza, ovvero i Manoscritti Pnakotici ; gli scritti blasfemi dei fedeli di Cthulhu, raccolti nel Testo di R’lyeh ; i Sette Li...

L'oscura meraviglia di H. P. Lovecraft. Parte I

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  H. P. Lovecraft è stato un pensatore originale, ben conosciuto nella letteratura horror e del fantastico e nel medesimo cinema di genere, ma molto meno noto al grande pubblico. Questo, almeno, fino all’ultimo ventennio, dato che oggi l’aggettivo lovecraftiano viene affibbiato al mostro tentacolare del momento e a tutto ciò che crea una certa atmosfera occulta. Il “Solitario di Providence” – questo il suo appellativo più comune – è stato considerato ateo, nichilista, estinzionista; gli sono state attribuite idee politiche molto conservatrici, è stato tacciato di razzismo e molti studiosi hanno desunto determinate patologie psichiche partendo dall’analisi del suo carattere e dai dati biografici. Quanto c’è di vero e quanto è esagerato in tutto ciò?     La visione del cosmo     Nella vita e nell’opera di Lovecraft non si può prescindere dalla sua visione cosmologica. Una visione nel vero senso della parola, nella seconda accezione che ne dà Treccan...

Il juke box di Byung-Chul Han ha un unico disco... rotto

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  Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale (Einaudi, 2022) è uno degli ultimi saggi di Byung-Chul Han editi in Italia. Il primo libro del filosofo che lessi fu La società senza dolore (Einaudi, 2021), un testo che mi appassionò durante la pandemia e di cui ho parlato qui . Dopo quella prima conoscenza, però, qualcosa si è rotto. Voglio provare a spiegare perché. Ne La società senza dolore , Han scrive che l’essere umano si contraddistingue per l’algofobia, la paura di provare dolore, che, a differenza degli animali, riveste un’importanza anche sul piano sociale. Per esempio in politica, dove la ricerca di un consenso non è altro che un modo di conformarsi per evitare relazioni emotive troppo impegnative. Il potere stesso non è più oppressivo, coercitivo o doloroso, bensì permissivo e seducente: ci permette di raccontarci e – aggiunge Han – ci sorveglia con maggiore accuratezza. Il potere di cui parla il filosofo, però, è raramente quello dittatoriale di Kim Jong-u...