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Parsi. L'Europa come posto della guerra

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  Il saggio Il posto della guerra (Bompiani, 2022) di Vittorio Emanuele Parsi serve a fare ordine nell’attuale situazione globale: smonta alcuni luoghi comuni, evidenzia la centralità di certi princìpi e rimarca alcune differenze, per esempio quella tra aggressore e aggredito o quella tra regimi autoritari e sistemi democratici. Dopo il 1945, l’Occidente ha assunto nuove caratteristiche, persino una nuova identità, basata in generale sulle democrazie, sull’economia di mercato e sulle società aperte. L’Occidente ha mantenuto per decenni una delicata “pace democratica” grazie anche al rifiuto della guerra d’aggressione come meccanismo per imporre la propria egemonia, a differenza di quanto era accaduto per secoli nel continente e al di fuori di esso. Stati come Francia, Regno Unito e Olanda hanno attraversato un difficile processo di decolonizzazione, che ha portato molte ex colonie all’indipendenza. Secondo Parsi, però, la Federazione russa – erede dell’ultimo impero coloniale eu...

Il criminologo Federico Varese racconta la Russia

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  Polizia russa a Cherkizovskaya, Mosca. La Russia in quattro criminali  (Einaudi, 2022). Il titolo di questo saggio è chiaramente provocatorio; cerchiamo però di scoprirne meglio i contenuti. Varese è un noto criminologo italiano, esperto di crimine organizzato, e direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Oxford dal 2021. La domanda che si pone è come sia possibile che la Russia sia passata dal caos politico-economico degli anni Novanta all’attuale dittatura, che all’idea marxista-leninista ha sostituito quella nazionalista e imperialista. Varese ritiene che vi sia una correlazione tra la criminalità e l’inefficienza delle istituzioni e degli apparati russi. Per esempio, la gang di Vjačeslav Ivan’kov era una protomafia che offriva protezione a personaggi potenti che non potevano seguire vie legali per i loro affari. Varese sottolinea poi la vera e propria collaborazione tra lo Stato e la criminalità di tipo informatico: così hacker come Nikita Kuzmin hanno...

Dall'ordine al caos

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Giovan Francesco Capoferri (su disegno di Lorenzo Lotto), Magnum Chaos  (prima metà XVI secolo) Dopo un così lungo ordine, è necessario anche questo caos. Per lo storico Henry B. Adams:  «Il caos spesso genera la vita, laddove l’ordine spesso genera l’abitudine».  Negli ultimi decenni ci siamo abituati ad un’idea di disciplina. L’ordine porta con sé stabilità, un generale torpore morale; l’ordine diventa gerarchia, burocrazia, istituzione: è a quel punto che si instaura una dittatura del qualunquismo, dove popolo e gerarchi dormono tra i propri agi, nella routine più grigia. «Ma procediamo con disordine. - diceva Marcello Marchesi - Il disordine dà qualche speranza. L’ordine nessuna. Niente è più ordinato del vuoto». Solo allora un po’ di caos può restituire movimento a questa condizione. Che dunque i Paesi europei in difficoltà escano dall’euro; che gli USA minaccino la Russia apertamente; che i migranti non possano uscire dall’Italia; che l’ISIS avanzi alle...

Relativismo e valori assoluti

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Thomas Couture, I Romani della Decadenza (1847) Viviamo in un'epoca in cui non ci resta che credere nei valori assoluti, non più nelle parti. Perché ogni fazione, ogni partito e ogni ideale veste del "costume globale" e naviga nel relativismo, senza accorgersi delle innumerevoli falle del proprio sistema di pseudo-valori. Così il dolore per i morti ha senso solo se si resuscita la differenza di pensiero tra Oriente e Occidente (come nel caso ucraino); così si alternano individui al potere, che sono tremendamente convinti delle proprie idee e che della sconfitta comprendono solo ciò che non è conveniente fare per affermarsi. A dispetto della coerenza, dei valori, dei princìpi. Il nostro è un mondo orwelliano: non esistono complotti, perché ogni insinuazione è faziosa; il male riguarda solo i nostri avversari, mai i nostri comportamenti. E questo perché siamo noi i primi a rifugiarci nella fede verso il nuovo leader, nella speranza legata necessariamente a un s...