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La voce straniante di Izumi Suzuki in Noia terminale

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  È la seconda volta che leggo un’autrice giapponese nel catalogo Add, dopo aver recuperato La foresta trabocca di Ayase Maru, testo a cui sono tornato mesi dopo, fulminato da una nuova riflessione di cui ho scritto qui .   Da un romanzo sono passato a una raccolta di racconti, Noia terminale (Add, 2024, traduzione di Asuka Ozumi) di Izumi Suzuki, una sorta di meteora incandescente nel panorama letterario nipponico. Si tratta di un viaggio spigoloso e destabilizzante nel vuoto esistenziale della società contemporanea, un’esplorazione spietata della disconnessione umana e del disfacimento dell’identità, il tutto filtrato attraverso una lente weird e fantascientifica. Lo sguardo dell’Autrice è vicino alla beat generation e al cyberpunk nichilista, con l’aggiunta di una disillusa ironia che la distingue dai suoi contemporanei.   Ma come si inserisce Noia terminale nel contesto letterario giapponese? A partire dagli anni Settanta, la letteratura nipponica iniziav...