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Lovecraftiano. Un aggettivo irritante per scrittori e lettori pigri

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  Negli ultimi mesi, sono stato invitato a partecipare alla giuria di un festival italiano dedicato al weird e mi sono occupato della sezione riservata ai libri pubblicati con case editrici. La lettura dei vari testi ha suscitato in me alcune considerazioni, ma ce n’è una in particolare che mi preme raccontare qui.   Sono esasperato (ma non sorpreso) dall’eccessivo citazionismo – esplicito o implicito, cosciente o involontario – che ormai invade generi quali l’horror e la fantascienza. Non ha più niente a che vedere con una poetica postmoderna, né con una scelta consapevole in termini stilistici. In questo citazionismo non vi è più alcuna corrente, ma una reiterazione quasi stanca di certi topoi, che peraltro non aggiungono molto alle trame e, anzi, tendono a confonderle. Mi chiedo se questa tendenza non sia inevitabile nella nostra epoca, composta da multimedialità e interdisciplinarità, ma anche da una memoria storica sempre più fitta, pure nel contesto letterario. Non...