Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta cultura

«È il business, bellezza!» o di come la cultura sia asservita ai numeri

Immagine
  British Museum Reading Room 1. Questa mattina, prima di uscire per andare al lavoro, ho dato un’occhiata alla home di Instagram. Nei primi due minuti mi sono imbattuto in diverse sponsorizzazioni:   a.  tre provenienti da social media manager, che spiegavano quali “strategie” impiegare per fare reel di successo; b.  uno che – non ho guardato a quale titolo – voleva spiegarmi come ci si possa fidare delle persone, tipo lista della spesa; c.  un consulente che spiegava come trasformare i follower in clienti.   2. Credo di essere arrivato a quella fase di vecchiaia mentale per cui tutto ciò mi faccia ribrezzo. E lo so che non c’è nulla di male nel fare sui social il proprio lavoro. È che mi sembra tutta un’occasione sprecata. Invece di veicolare contenuti di sostanza, che vadano in profondità, tutto si riduce ad accalappiare un’audience a fini commerciali, considerando la cultura dal solo punto di vista della merce da sfruttare. E il follower no...

Prospettive culturali e diritti

Immagine
Immagine libera da copyright, tratta da Pixabay Le culture, come le lingue, non sono granitiche, ma cambiano nel corso del tempo. Nella società odierna, riteniamo importanti questioni che fino al secolo scorso non lo erano. Ci sono culture più dinamiche e aperte ai cambiamenti e culture più conservatrici. Il punto è prestare attenzione al concetto di superiorità: non esistono culture superiori, ma solo culture adatte a un determinato ambiente e a specifiche popolazioni. Ciò che per noi occidentali può essere un valore universale, per un cinese o un aborigeno potrebbe essere la peggiore scelta possibile. La globalizzazione, però, ha aperto a un maggiore confronto tra culture, mettendo in discussione anche la nostra identità. Un giorno feci un sondaggio su IG, che ovviamente non ha alcun valore statistico, chiedendo se fosse giusto impedire a una popolazione sudamericana di essere cannibale. La maggioranza rispose che bisognava lasciarle la libertà di esserlo ( qui ne parlo in modo ...

La superiorità culturale nel confronto tra pratiche di società diverse

Immagine
La riflessione prende spunto dalla lettura di un libro di Caterina Satta, intitolato Per sport e per amore. Bambini, genitori e agonismo . Al di là del titolo che potrebbe apparire generico, questo libro è stato scritto da una sociologa dell’infanzia, la quale, analizzando una squadra di calcio di bambini, appartenente ad una società di serie A, mette in evidenza come il punto di vista dei bambini sia messo sempre più da parte e prevalga su questi ultimi la visione degli adulti, fino  a controllare ad oggi quasi ogni spazio pubblico e privato della loro vita. Il libro parla di tante altre cose e anche degli aspetti positivi che mettono in relazione genitori e figli, ma questo aspetto ha attirato in particolare la nostra attenzione, tanto da collegarlo alla recente lettura del manuale di Fabio Dei intitolato Antropologia culturale . Forse non ci siamo mai resi davvero conto di come la nostra visione dell’infanzia non sia affatto comune a tutto il pianeta e tanto meno risulti...

Sui limiti della Storia e le capacità del male

Immagine
La politica e la religione sono ormai diventati pretesti per legittimare la violenza umana, che è al contrario atavica e indifferente ad ogni parte, ad ogni latitudine. Nemmeno la cultura e il ricordo possono vincere questa certezza che è il male, perché l'essere umano vive in un eterno presente ed anche la Storia non è che un racconto destinato ad alterne fortune. Se la Storia fosse "maestra di vita" avremmo evitato molti errori già compiuti, molte ideologie rimescolate, fonti di un pensiero che si articola, ma non si esalta. La Storia ritorna in modo ciclico, e allo stesso tempo come una spirale si evolve e degenera. Ed è un circolo vizioso, in cui anche le guerre diventano battaglie e in nessun caso si vince fino in fondo. Questo perché l'essere umano si è convinto, e crede ciecamente, che si possa sconfiggere il male, dal momento che non manca un solo istante di vederlo negli altri, ma mai in se stesso. La politica e la religione, che avrebbero ben altre ...