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Prospettive culturali e diritti

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Immagine libera da copyright, tratta da Pixabay Le culture, come le lingue, non sono granitiche, ma cambiano nel corso del tempo. Nella società odierna, riteniamo importanti questioni che fino al secolo scorso non lo erano. Ci sono culture più dinamiche e aperte ai cambiamenti e culture più conservatrici. Il punto è prestare attenzione al concetto di superiorità: non esistono culture superiori, ma solo culture adatte a un determinato ambiente e a specifiche popolazioni. Ciò che per noi occidentali può essere un valore universale, per un cinese o un aborigeno potrebbe essere la peggiore scelta possibile. La globalizzazione, però, ha aperto a un maggiore confronto tra culture, mettendo in discussione anche la nostra identità. Un giorno feci un sondaggio su IG, che ovviamente non ha alcun valore statistico, chiedendo se fosse giusto impedire a una popolazione sudamericana di essere cannibale. La maggioranza rispose che bisognava lasciarle la libertà di esserlo ( qui ne parlo in modo ...

La superiorità culturale nel confronto tra pratiche di società diverse

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La riflessione prende spunto dalla lettura di un libro di Caterina Satta, intitolato Per sport e per amore. Bambini, genitori e agonismo . Al di là del titolo che potrebbe apparire generico, questo libro è stato scritto da una sociologa dell’infanzia, la quale, analizzando una squadra di calcio di bambini, appartenente ad una società di serie A, mette in evidenza come il punto di vista dei bambini sia messo sempre più da parte e prevalga su questi ultimi la visione degli adulti, fino  a controllare ad oggi quasi ogni spazio pubblico e privato della loro vita. Il libro parla di tante altre cose e anche degli aspetti positivi che mettono in relazione genitori e figli, ma questo aspetto ha attirato in particolare la nostra attenzione, tanto da collegarlo alla recente lettura del manuale di Fabio Dei intitolato Antropologia culturale . Forse non ci siamo mai resi davvero conto di come la nostra visione dell’infanzia non sia affatto comune a tutto il pianeta e tanto meno risulti...

Il mondo in cui vivo

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Stanisław Wyspiański, Eos, Phosphoros, Hesperos, Helios (1897) The Shining  – è superfluo sottolinearlo – è leggenda. Dal romanzo di Stephen King alla celebre pellicola firmata Stanley Kubrick. Gli ingredienti c’erano tutti: un’ottima storia, un grande scrittore, un grande regista, ma soprattutto la diffusione di idee fresche tutte da sperimentare. Sono passati tanti anni (era il 1977) dall’uscita del romanzo di King, eppure abbiamo dovuto attendere il 2014 per sapere che fine avesse fatto il piccolo Danny Torrance. Nel frattempo molto è cambiato e The  Shining  è diventata l’icona di un certo periodo, un oggetto sacro. Non per forza perfetto, ma intoccabile… e a ragione. Intanto Kubrick è morto. Di registi capaci – ad essere onesti – se ne trovano anche ai nostri tempi. Anzi, questi farebbero (e talvolta hanno realizzato) un’opera perfetta, ma discutibile… e sempre a ragione. Che cosa manca allora? Il genio, la follia, lo spirito, l’estro, persino la...