La Stirpe Segreta, in una Campania "senza fine"
Il romanzo La Stirpe Segreta (Ali
Ribelli, 2024) di Francesco Garcea è un’indagine che coinvolge i segreti di una
“stirpe” campana, in un intreccio che alterna capitoli ambientati nel passato
ad altri nel presente narrativo. Il libro è denso di riferimenti storici (frutto
della competenza dell’Autore nella materia, in qualità di archeologo) e di
riflessioni sull’identità, unendo una componente mistery che fa da collante lungo
tutta la trama.
Il protagonista è l’archeologo Andrea
Curtis, che si ritrova coinvolto in una serie di scoperte capaci di rivoluzionare
la storia dell’evoluzione umana. Nel corso della narrazione, Andrea si imbatte
in indizi antichi – documenti nascosti, reliquie sepolte e resti biologici –
che sembrano collegati tra di loro. Come anticipato, le pagine si dipanano
attraverso varie epoche: dal Medioevo (con fughe di eretici o scontri
religiosi) ai tumulti del Cinquecento e dell’Ottocento, fino alla Seconda guerra
mondiale. Questi salti cronologici ci mostrano come fatti apparentemente
dimenticati riaffiorino nel presente del protagonista, come se una forza
invisibile guidasse gli eventi attraverso i secoli.
Il tema portante dell’opera è la ricerca
delle radici e dell’identità; il titolo stesso suggerisce un lignaggio nascosto
(“stirpe segreta” come sinonimo di una verità genealogica rimasta nascosta). Il
tutto però è scandito da un’attenta ricostruzione storica che rende la lettura
più coinvolgente, e che serve a rimarcare come l’identità non sia costituita
soltanto da decisioni presenti, ma anche da circostanze ereditate. Di
conseguenza, il romanzo suggerisce come il confine tra genetica e cultura sia
molto più labile di quanto pensiamo, collegandosi per certi versi a una
concezione antica della responsabilità individuale, che tiene conto anche del
destino che ereditiamo in quanto “figli” di una determinata sequenza di eventi.
Un altro motivo ricorrente è il rapporto, talvolta
conflittuale, tra scienza e fede. Andrea è un uomo della ragione: ama la
musica, la ricerca storica, gli scavi negli archivi. Al contrario, la vicenda è
popolata da figure religiose che custodiscono segreti; Andrea deve confrontarsi
monache e prelati che proteggono con zelo verità taciute. Questi incontri
creano una tensione tra la visione del protagonista e le credenze irrazionali,
portando il lettore a interrogarsi su quale interpretazione attribuire a
coincidenze e leggende. E, di fronte all’ostilità del potere sacrale, ecco che una
mente lucida come quella di Andrea sembra costituire l’unica chance di
perseguire una verità storica che si traduca anche nello svelamento di un altro
genere di verità.
Parallelo a queste questioni di fondo c’è
il tema del segreto e della memoria storica. Attraverso confessioni, trame nell’ombra
e relazioni proibite, un intreccio di storie minori costruiscono un “rifugio
sicuro”, uno scrigno capace di preservare il passato e di farlo rivivere per
influenzare il presente.
Un elemento che emerge con naturalezza è
l’importanza dei legami umani nell’affrontare tali misteri. Andrea non è un
eroe solitario: accanto a lui ci sono amici come Daniela e Niki, e queste
presenze riequilibrano le atmosfere cupe del racconto storico, tanto che il
tema dell’amicizia agisce da contraltare alla segretezza e offre l’alternativa
di una “stirpe” non sanguigna, ma motivata dalla fiducia e dalla lealtà.
Sotto il profilo stilistico, l’Autore
alterna con successo toni diversi; la narrazione è in terza persona ma spesso i
lettori sono accompagnati sia nei pensieri di Andrea sia nelle scene storiche,
come se fossero testimoni oculari. Le descrizioni atmosferiche scandiscono il
ritmo insieme ai dialoghi, quasi sempre funzionali a portare avanti la trama o
a edificare il mosaico unico della terra partenopea. Le ambientazioni mutano
rapidamente, dalle strade moderne di Napoli alle stanze di conventi medievali,
dagli scenari rinascimentali ai campi di battaglia del XIX secolo, e lo stile
si adatta di conseguenza. Nei dialoghi in epoche passate si percepiscono
accenti arcaici, mentre nelle scene odierne il linguaggio è più colloquiale, a
volte punteggiato da espressioni gergali o frasi informali, che conferiscono
verosimiglianza ai personaggi.
La suspense è un ingrediente ripetuto.
Ogni capitolo spesso si interrompe in un punto cruciale (un colpo di scena, una
rivelazione improvvisa, o una risoluzione di una sottotrama), invitando il
lettore a procedere. La struttura narrativa, frammentata in frequenti salti
temporali, mantiene alto l’interesse: appena finita una situazione pericolosa
nell’Alto Medioevo, si passa a un presente carico di enigmi con la stessa
rapidità con cui cambia il paesaggio. Tale alternanza crea un effetto che da
principio è straniante, ma che con il procedere della lettura si fa persino avvincente.
Lo stile è dunque accessibile, pur con
elementi di eleganza letteraria. Le descrizioni dei luoghi antichi o degli
abiti religiosi sono dettagliate, così come i pensieri interiori di Andrea, che
riflette sulle sue emozioni con espressioni a tratti poetiche. È bene notare,
tuttavia, che il continuo ricorso a citazioni storiche e geografiche potrebbe
stancare un lettore meno incline di me (che già conosco bene queste terre per
ragioni familiari), trasformando un’opera di narrativa in un piccolo manuale
divulgativo. Un esempio su tutti è il capitolo dedicato a Oscar Wilde, che
appare fin troppo gratuito e riempitivo.
Nel complesso, però, sia il linguaggio che il ricorso alla descrizione sono sufficientemente compensati da un protagonista capace di vivere la contemporaneità e di non farsi travolgere troppo dalle genealogie. Da queste pagine emerge un thriller storico, godibile in entrambe le sue componenti, che vale la pena leggere soprattutto se vivete o se conoscete i territori narrati dalla storia. Non solo: vi sono risvolti fantascientifici, o, meglio, legati alla fantarcheologia, che potrebbero interessare anche un pubblico di lettori apparentemente distante da questi temi.

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