Mi riaffaccio qui dopo due mesi

 


Circa due mesi fa, di punto in bianco, ho smesso di utilizzare i social e mi sono disiscritto da quelli che non utilizzavo più da mesi o da anni (Facebook, Tumblr, etc.).

La scelta era mossa da una necessità: si era prospettata una buona occasione lavorativa, che prevedeva però la partecipazione a un concorso pubblico su materie mai studiate prima, e così, nel poco tempo a disposizione, mi sono “ritirato dal mondo”.

 

Ho avvertito gli amici che non sarei uscito per un po’; ho rinunciato a un viaggio già pagato in Vietnam e, con le ferie ormai fissate, ho studiato mattina, pomeriggio e sera.

Mi sono dato una vera e propria disciplina quotidiana, che prevedeva uno studio strutturato in fasi e sottofasi; ho ignorato la rete e i notiziari, che normalmente seguo con regolarità; ho interrotto tutto ciò che stavo scrivendo e le letture in corso.

Questa totale concentrazione su un unico obiettivo ha dato i suoi frutti, perché circa una settimana fa è finalmente uscita la graduatoria e, con il mio posizionamento, verrò assunto presumibilmente tra febbraio e marzo.

Che cosa significa tutto ciò? Voglio partire da quello che ha già significato. In maniera indiretta, ho scoperto quanto male mi stesse facendo trascorrere il mio tempo qui su Instagram. Non entrerò nei dettagli personali e non ho intenzione di ammorbarvi con un racconto mistico-sentimentale su come la mia vita sia cambiata e via discorrendo. Ve lo risparmio.

 

Sottolineo soltanto come valga la pena fare questo esperimento e come il digital detox non possa durare soltanto una domenica o una settimana. Così è troppo facile. Se sei solo un fruitore di contenuti, sarà una sfida stimolante rinunciare allo scrolling o allo swipe; se i contenuti invece li crei, prova a non farlo per almeno un mese o due, prova a rimuovere da te il pensiero dell’onnipresente algoritmo e delle conseguenze dell’inattività sul tuo profilo (perdita di follower, di collaborazioni, etc.).

Annoiati e fatti venire una qualsiasi idea; siediti a tavola per parlare con chi hai di fronte, anche se al principio il dialogo sembra farraginoso.

Sono certo che l’esperimento non vi lascerà indifferenti e che potrete notare come questi strumenti assorbano davvero troppe energie, allontanandovi dal raggiungimento di piccoli o grandi obiettivi ben più significativi nella vostra vita. Coloro che vivono di queste piattaforme sono relativamente pochi, soprattutto rispetto a coloro che sono convinti di poterci campare e che, in termini statistici, stanno soltanto perdendo un mucchio di tempo.

 

Accanto all’assorbimento, c’è poi tutto un discorso di ansie che si autoalimentano, di standard altrui che ci rendono quantomeno irrequieti. Insomma, la storia la conoscete e non mi dilungherò oltre. Semplicemente, abbiate la curiosità di provarci.

Per quanto mi riguarda, da oggi torno su Instagram e su Substack (e nei prossimi mesi su YouTube) con una certa spensieratezza. Da due settimane ho ripreso a leggere e, con il materiale che avevo accumulato in precedenza, ho un piccolo tesoretto per le prossime settimane. Tuttavia, non voglio alimentare il meccanismo di queste piattaforme, che ci porta troppo spesso a fingere interesse per ottenere in cambio interazioni e, se già prima non seguivo le tendenze, adesso lo farò ancora meno.

 

Certo, continuerò a parlare di libri, in particolare di quelle case editrici indipendenti alle quali tanto mi sono affezionato negli ultimi anni e che sto portando mese dopo mese nel gruppo di lettura in biblioteca. Lì abbiamo già parlato delle opere pubblicate, per esempio, da Abeditore, Alcatraz, Marcos y Marcos, NN Editore e molti altri.

Ho riscoperto il grande valore del confronto faccia a faccia intorno ai temi caldi di uno specifico autore. Anche questo, nel suo piccolo, ha contribuito a fornirmi la percezione di aver vissuto molto di più le mie giornate rispetto a quando vivevo la routine dello scrolling, del contenuto da programmare ed esaurire entro la data X.

 

Dopodiché, uscendo dall’àmbito che interessa qui su Instagram o su Substack, l’anno scorso ha rappresentato un momento chiave per la mia esistenza.

Oltre all’imminente svolta lavorativa, con positive ripercussioni economiche, il 2025 è stato l’anno in cui ho avanzato la proposta di matrimonio ad Angelica; l’anno in cui abbiamo investito molto nella cura della nostra casa, potendo ora godere dei primi risultati dei nostri sacrifici. È stato l’anno in cui, soprattutto, abbiamo scoperto di attendere un bambino. A queste importanti notizie ed eventi se ne aggiungono altri minori che hanno comunque contribuito in positivo a migliorare le nostre vite.

 

Quando ripenso al percorso che ha portato me e Angelica fino a questo punto, non posso che essere grato per la “fortuna” che ho avuto di incontrarla. È soprattutto per questa ragione e per le molte responsabilità che sono lieto di assumermi che da oggi il mio tempo in rete sarà vissuto con molta più leggerezza e irregolarità, proprio perché là fuori ho una tale mole di stimoli e di sfide, materiali e intellettuali, che sono portato a dare il meglio di me altrove.

Ritornando in conclusione alla lettura, intendo continuare a coltivare in rete quelle sane relazioni che mi hanno già portato a condividere bei momenti tra confronti tolkieniani, sulla fantascienza e sulle nuove edizioni di opere appartenenti al vasto reame del fantastico. Così, dunque, parafrasando un vecchio saggio, ritorno a voi ora, al mutare della marea, per condividere la nostra comune passione.

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