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Una sintesi e un’interpretazione della società senza dolore di Byung-chul Han

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  William Blake, The Agony in the Garden  (1799-1800 ca) Nota: premetto che, in tempi più recenti, ho avuto modo di rivalutare il pensiero di Han, per cui rimando anche alla lettura di questo post. Nel saggio La società senza dolore , edito in Italia da Einaudi nel 2021, il filosofo Byung-chul Han parte dal presupposto che vi sia una paura generalizzata del dolore, che definisce algofobia . (p. 5) Esso viene rifiutato, dal singolo alla comunità, per cui siamo sospetti, a livello emotivo, di fronte alle relazioni troppo impegnative e, in politica, ci si conforma alla ricerca di un consenso. In altri contesti la situazione non cambia; un esempio è dato dall’arte contemporanea: questa si adegua all’estetica del consumo; l’artista è spinto a divenire marchio; la creatività è asservita alla strategia economica. (p. 10) Viene così meno la spinta rivoluzionaria dell’arte, ovvero la capacità di fare esperienza del diverso e di poter generare, nel processo, una spaccatura. Per anes...

Letture commerciali IV

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Johannes Jeigerhuis,  The bookshop of Pieter Meijer Warnars on the Vijgendam in Amsterdam (1820) La rubrica  Letture commerciali  si propone di analizzare alcuni libri di autori italiani e stranieri molto venduti in Italia, in un periodo compreso tra il 2000 e il tempo presente. Non si tratta di vere e proprie recensioni, bensì di impressioni, utili a fornire un rapido sguardo d’insieme. Mi occupo di letture commerciali, talvolta trash, consapevole del fatto che i due termini non siano necessariamente intercambiabili. L’obiettivo è individuare chi, tra i nomi più diffusi nelle classifiche di vendita, meriti davvero attenzione. Nella rubrica di oggi parlo di cinque libri: L’Élégance du hérisson di M. Barbery,  Milk & Honey di R. Kaur, 4 3 2 1  di P. Auster, The Half-Drowned King di L. Hartsuyker, Piranesi di S. Clarke. Per queste e altre impressioni mi trovate anche su Goodreads ( qui ).   Muriel Barbery, L’eleganza del riccio ( L’Élégan...

Impronte di classici IV

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  Aaron Shikler, Woman Reading (The Artist's Wife) (1962) La rubrica  Impronte di classici  si propone di commentare i classici della letteratura. Non si tratta di recensioni, bensì di impressioni, utili a fornire un rapido sguardo d’insieme sulle opere e ad evidenziarne alcuni aspetti. L’obiettivo è offrire ai lettori una sintesi ed eventualmente sollecitarne o disincentivarne la lettura. Nella rubrica di oggi parlo di cinque libri: Una donna di S. Aleramo, Il sentiero dei nidi di ragno di I. Calvino, La luna e i falò di C. Pavese, Ragazzi di vita di P. P. Pasolini, Lessico famigliare di N. Ginzburg. Per queste e altre impressioni di classici – e non solo – mi trovate anche su Goodreads ( qui ).   Sibilla Aleramo, Una donna (1906)   La copertina di un'edizione Feltrinelli   Il romanzo ripercorre la vita della scrittrice, partendo dai ricordi d’infanzia fino a raggiungere il periodo successivo all’allontanamento dal marito e dal figl...

Arthur Conan Doyle. Biografia breve con particolari meno noti sullo scrittore

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Arthur Conan Doyle disegnato da George Wylie Hutchinson, nel 1894 Del personaggio più celebre di Doyle, Sherlock Holmes, ho già parlato qui . Lo scrittore  però non scrisse solo del celebre investigatore. Anzi, lo amava meno dell’amore che ne avevano i suoi lettori. Tentò anche di concludere il ciclo di storie sul personaggio, ma nel 1905, su sollecitazione di appassionati e di amici, lo fece tornare tra le pagine con la raccolta The Return of Sherlock Holmes . Il fastidio di Doyle era determinato dal fatto che egli avrebbe voluto scrivere di più in generi come l’avventura e il fantastico. Questi si mescolano nel romanzo The Lost World (1912), opera di riferimento nel sottogenere avventuroso del “mondo perduto”, in cui si narra di animali preistorici sopravvissuti fino all’età contemporanea. Nella sua produzione non mancano poi i romanzi storici e una serie di sedici racconti storico-satirici sulle avventure di un immaginario brigadiere Gérard (1894-1903).   Da giorna...

Prospettive culturali e diritti

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Immagine libera da copyright, tratta da Pixabay Le culture, come le lingue, non sono granitiche, ma cambiano nel corso del tempo. Nella società odierna, riteniamo importanti questioni che fino al secolo scorso non lo erano. Ci sono culture più dinamiche e aperte ai cambiamenti e culture più conservatrici. Il punto è prestare attenzione al concetto di superiorità: non esistono culture superiori, ma solo culture adatte a un determinato ambiente e a specifiche popolazioni. Ciò che per noi occidentali può essere un valore universale, per un cinese o un aborigeno potrebbe essere la peggiore scelta possibile. La globalizzazione, però, ha aperto a un maggiore confronto tra culture, mettendo in discussione anche la nostra identità. Un giorno feci un sondaggio su IG, che ovviamente non ha alcun valore statistico, chiedendo se fosse giusto impedire a una popolazione sudamericana di essere cannibale. La maggioranza rispose che bisognava lasciarle la libertà di esserlo ( qui ne parlo in modo ...