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Visualizzazione dei post con l'etichetta letteratura messicana

Ho scoperto uno scrittore incredibile, Carlos Fuentes

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  Sono arrivato a Carlos Fuentes dalla porta stretta di Aura , un romanzo breve di un’ottantina di pagine gotiche. La cosa che mi rimase impressa fin da subito fu quella seconda persona singolare che si protrae per tutto il libro, quel “tu” che suona come un ordine, o un incantesimo. Uscii da lì con l’impressione di aver sfiorato qualcosa di significativo, di cui in Italia si parla poco o niente, anche tra i lettori assidui. Provenivo già dalla lettura di Pedro Páramo di Juan Ruflo (e dalla sua di “aura”): Susan Sontag lo consacrava tra i capolavori del secolo; García Márquez affermava di conoscerlo a memoria, e generazioni di scrittori lo indicano tutt’ora come libro all’origine di tanta letteratura centro e sudamericana, la pietra angolare su cui è stato costruito il resto. Eppure, dopo averlo letto e apprezzato, il contenuto non ha macerato in me, traducendosi in quella epifania di altri lettori e scrittori. Quando invece ho chiuso La morte di Artemio Cruz ho avuto quella fe...

Può un'opera essere fuori tempo massimo? "Aura" di Carlos Fuentes

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  Aura (1962) dello scrittore messicano Carlos Fuentes si apre con un annuncio sul giornale, il primo passo di un cammino che porta il protagonista a un’epifania che non avrebbe mai voluto ricevere. Il libro è un romanzo breve suddiviso in cinque capitoli; per tutto il testo, Fuentes racconta la storia in seconda persona singolare, una scelta stilistica non facile da sostenere per le circa ottanta pagine che costituiscono l’opera. A parte lo straniamento iniziale (dovuto forse a una questione di abitudine di lettura), in poche pagine sono stato catturato dalla sintassi e dal protagonista Felipe Montero, il giovane storico e squattrinato che risponde all’annuncio di una vecchia signora, Consuelo Llorente, e che si ritrova prigioniero in una casa buia nel centro di Città del Messico. Qui abita anche una ragazza misteriosa di nome Aura, nipote della vecchia. La scelta della seconda persona si traduce così in una forma di sortilegio (tema che ricorre nel libro) e non in un virtuosis...

Alle radici del realismo magico. Un romanzo di Juan Rulfo

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  Ciò che mi resta al termine della lettura di Pedro Páramo (1955) di Juan Rulfo è una sensazione di smarrimento, se non di vuoto. L’opera, alla quale sono arrivato in quanto fu un modello per la scrittura di Gabriel García Márquez, è un romanzo breve ma denso, che frantuma la narrazione lineare del tempo e annulla il confine tra il mondo dei vivi e dei morti. Ridotta all’osso, la storia racconta di come Juan Preciado si rechi al paese di Comala per cercare suo padre, Pedro Páramo, seguendo il desiderio espresso in punto di morte dalla madre. Tuttavia Comala è un paese fantasma e di fantasmi, svuotato dalla violenza e dall’ossessione di un uomo che ha amato una donna, Susana San Juan, con un amore così assoluto da diventare distruttivo per ogni cosa intorno a lui. Juan Preciado arriva, ascolta le voci e si mescola a loro, con un esito che vi invito a leggere. L’architettura temporale dell’opera costituisce l’elemento centrale per interpretarla. Il romanzo procede per frammenti...