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Frankenstein, o l'umanità allo specchio

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  Come si fa a dire ancora qualcosa su un classico citato e recensito da chiunque? Non ho una risposta, ma posso dire come una rilettura di Frankenstein abbia generato in me queste tre considerazioni in ordine sparso.   1. «Tu sei il creatore, ma io sono il padrone!» Il romanzo in questione è uno specchio in cui l’umanità si riflette: Frankenstein svela la paura del creatore di fronte alla propria opera, un tema ancora attuale, in un tempo in cui le innovazioni tecnologiche sembrano sfuggire al controllo degli ideatori. Ogni invenzione porta con sé il peso di una responsabilità, più o meno grave a seconda del grado di irreversibilità del cambiamento. Victor afferma di essere «il responsabile di mali irreversibili» e di vivere una sincera angoscia al pensiero che la creatura – che definisce «il mostro» – avrebbe potuto compiere enormi misfatti.   2. Il padre di Victor definisce «inutile ciarpame» il trattato di magia De occulta philosophia libri III dell’alchi...

Impronte di classici III

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Sir John Lavery,  Alice  (1919) La rubrica  Impronte di classici  si propone di commentare i classici della letteratura. Non si tratta di recensioni, bensì di impressioni, utili a fornire un rapido sguardo d’insieme sulle opere e ad evidenziarne alcuni aspetti. L’obiettivo è offrire ai lettori una sintesi ed eventualmente sollecitarne o disincentivarne la lettura. Nella rubrica di oggi parlo di cinque libri: Frankenstein; or, The Modern Prometheus di M. Shelley, Moby-Dick; or The Whale di H. Melville, The Prophet di K. Gibran, Nineteen Eighty-Four di G. Orwell, Lord of the Flies di W. Golding. Per queste e altre impressioni di classici – e non solo – mi trovate anche su Goodreads ( qui ).   Mary Shelley, Frankenstein; or The Modern Prometheus ( Frankenstein , 1818, 1831)   Foto promozionale dell'attore Boris Karloff, per Bride of Frankenstein  (1935) Mary Shelley ha consegnato al mondo una di quelle rare storie che, in tempi ant...