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Impronte di classici II

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  Sir John Lavery,  Alice  (1919) La rubrica  Impronte di classici  si propone di commentare i classici della letteratura. Non si tratta di recensioni, bensì di impressioni, utili a fornire un rapido sguardo d’insieme sulle opere e ad evidenziarne alcuni aspetti. L’obiettivo è offrire ai lettori una sintesi ed eventualmente sollecitarne o disincentivarne la lettura. Nella rubrica di oggi parlo di cinque libri: Poems di E. Dickinson, Heart of Darkness di J. Conrad, The Catcher in the Rye di J. D. Salinger, On the Road di J. Kerouac,  Memorie di un librario di G. Orwell. Per queste e altre impressioni di classici – e non solo – mi trovate anche su Goodreads ( qui ).   Emily Dickinson, Poems ( Poesie , 1890)   Cover realizzata da Leslie Goldman Nel 1890 usciva postuma la prima raccolta poetica di Emily Dickinson, curata M. Loomis Todd e T. W. Higginson; in vita erano state pubblicate solamente poesie singole, quasi sempre senza il...

Manifesto per il ripristino della distinzione tra autore e fruitore

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Ivan Stepanovich Ivanov-Sakachev, A Student of Art History (1972) Questo post sarà particolarmente breve rispetto alla lunghezza media dei miei articoli, ma spero – in poche righe – di portare l’attenzione su alcuni aspetti centrali nel rapporto tra autore, lettore e opera letteraria. Qual è la questione? Le seguenti considerazioni muovono dal fatto che spesso ci si ritrovi a leggere i commenti dei fan di una determinata saga o di un certo autore e che questi vertano su come l’autore “avrebbe dovuto scrivere” una certa parte del suo libro. Questa tendenza a voler dire che cosa uno scrittore dovrebbe fare per rendere la sua opera migliore si può definire con l’espressione “dittatura del lettore”, oppure – in termini meno aggressivi e più consumistici – “il cliente ha sempre ragione”. Ma il fatto è proprio questo: il lettore che pretende di sapere che cosa sarebbe meglio per un’opera che non ha creato non è un consumatore. Non possiede l’opera per il fatto stesso di averla ...