Psycho, il romanzo di Bloch a torto trascurato
Il problema del romanzo Psycho (1959) di Robert Bloch, considerabile un classico contemporaneo, è analogo a quello di Rosemary’s Baby di Ira Levin: c’è un prima e un dopo i film tratti dalle loro opere. A differenza di The Shining , dove libro e film viaggiano su binari paralleli staccatisi da un’unica fonte – il soggetto – con Bloch è più difficile una lettura che non porti a immaginare i personaggi e i luoghi attraverso il filtro di Hitchcock. Ed è un peccato, perché questo romanzo breve è una piccola perla, un equilibrio perfetto tra intreccio, ritmo incalzante e allusività. Come in Rosemary’s Baby , anche qui si parla dell’orrore che si cela dentro persone all’apparenza comuni. Nell’opera di Levin, era la protagonista a provenire da una zona di provincia e – si lascia intendere – è la diabolica metropoli a trasformare quella “brava ragazza”. Ecco, Bloch ci dice che nemmeno nelle cittadine con pochi abitanti, dove si conoscono tutti e tutti si salutano al mattino, c’...