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Raccontare la Storia sotto la lente del real maravilloso

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  Nel 1943, lo scrittore Alejo Carpentier accompagna a Haiti la compagnia teatrale dell’attore e regista Louis Jouvet. Visita le rovine di Sans-Souci, la reggia che il re nero Henri Christophe si era fatto costruire guardando Versailles, e sale alla mole ciclopica della Citadelle Laferrière, piantata sulla montagna come una nave di pietra. È una folgorazione: in quell’isola, capisce, il meraviglioso non è un procedimento letterario, un espediente d’avanguardia, bensì il pane quotidiano di una fede collettiva che ha fatto la storia, l’unica rivolta di schiavi vittoriosa dell’età moderna. Da quel viaggio nascono, sei anni dopo, El reino de este mundo (1949, ed. it. Il regno di questo mondo , Einaudi, 1990) e il prologo che lo accompagna: sono poche pagine destinate a diventare uno dei testi fondativi della letteratura latinoamericana del Novecento. È infatti nel prologo che Carpentier regola i conti con il surrealismo europeo, che aveva frequentato da vicino negli anni parigini: i...